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27 agosto 2017

Insurrezione o resa?

A Pistoia Forza Nuova si presenta nella parrocchia di Massimo Biancalani circondata da telecamere, contestazioni e attenzioni: esattamente ciò per cui, fin dall’inizio, si era attivata. I fascisti provocano, gli antifascisti ci cascano e chi ha vinto oggi ditelo voi

Insurrezione o resa?

Il supplì

  • “Non si risponde alle provocazioni fasciste”: è un tradizionale detto della militanza antifascista che io per primo ho difficoltà a rispettare; tuttavia, rimane una regola importante e, credo, abbastanza infallibile.
  • Perché mai il nucleo di Forza Nuova di Pistoia avrebbe inviato ai giornali due righe di comunicato in cui annunciava la propria presenza alla messa domenicale di Massimo Biancalani, parroco di Santa Maria Maggiore nel capoluogo toscano? Non riesco a vederla in altro modo: una provocazione fascista, con l’obiettivo di scatenare esattamente il putiferio che si è verificato oggi. Forza Nuova torna a casa oggi soddisfatta e vincitrice.
  • Quel che segue è un editoriale, ovvero un’opinione di commento e non il resoconto di fatti a cui ho personalmente assistito. Se si pensa che si possa parlare solo di fatti di cui si ha avuto esperienza diretta, il consiglio è quello di non leggerlo affatto.

Ti è piaciuto il supplì e hai ancora fame?

Ottimo, qui sotto c’è l’editoriale completo.

E’ da qualche tempo che rifletto sullo strumento della tattica fascista noto col nome di provocazione; pensieri iniziati con la lettura degli estratti da “Autobiografia di un picchiatore fascista” ripubblicati recentemente da Carmilla Online.

“Nel paese è in atto una guerra civile scatenata dalla sinistra, una guerra civile che i comunisti conducono in modo nuovo: con la forza della parola, della propaganda, dell’infiltrazione negli organismi dirigenti dello stato. Noi non possiamo e non dobbiamo batterci sul terreno di lotta scelto dall’avversario. Possiamo e dobbiamo, invece, smascherarne il gioco, costringerlo a uscire allo scoperto. Obbligare la sinistra, e in particolare i comunisti, a scegliere tra insurrezione o resa è il nodo di fondo della politica italiana. I comunisti sanno che la via diretta, quella del fucile per intenderci, sarebbe la loro rovina; dobbiamo obbligarli a percorrerla o a emarginarsi nel ghetto politico dell’isolamento e della debolezza”. (…) In parole povere, la strategia da lui [Pino Rauti, ndr] sostenuta avrebbe dovuto cominciare ad articolarsi nei seguenti capisaldi fondamentali: a) Tattica diretta. Dall’aggressione fisica ai militanti della sinistra a uno stillicidio di provocazioni: una bottiglia di benzina qui, un manifesto strappato là, una bomba qui, una scazzottata là. E ciò allo scopo di far saltare i nervi all’avversario, trascinandolo alla rissa. A forza di ricevere provocazioni, in un crescendo sempre più galoppante, i comunisti avrebbero ceduto. Non avrebbero sopportato il disagio: si sarebbero esasperati e avrebbero reagito, o sarebbero riusciti a stare calmi e buoni, perdendo credito di fronte alla classe operaia.

Autobiografia di un picchiatore fascista, Ed. Minimum Fax 2008

L’efficacia della provocazione di estrema destra mi sembra fondarsi su un comportamento abbastanza comune nell’antifascismo da giardinetto, ovvero l’agire partendo dall’idea che i fascisti siano dei cretini, degli ignorantelli un po’ burini o in definitiva dei deficienti, e non gente in possesso di una strategia studiata e di un’intenzione deliberata. A me risulta che pensarla così sia sempre stato il primo passo verso le disfatte di tutto ciò che, nella storia, noi antifascisti abbiamo provato a difendere; e a Pistoia, oggi, penso sia andata in scena una provocazione fascista di pregevole fattura, nella quale siamo caduti – da copione – come pere in avanzato stato di maturazione.

Ai militanti Forza Nuova non sono serviti più che settantacinque minuti del proprio tempo per finire sulla prima pagina di tutti i giornali nazionali: quindici minuti per pensare e scrivere le due righe degne della parodia della Congregazione della Dottrina della Fede che hanno acceso la miccia; e poco più di un’ora per presentarsi a messa, venir inquadrati da tutti i giornalisti presenti, finire al centro dell’attenzione nazionale, venir contestati da noi soliti antifa con i nostri soliti striscioni e i nostri soliti urli; entrare in parrocchia scortati dalla polizia – come si fa coi Vip – ricevere le strette di mano a mo’ di scappellotto del parroco – “dai raga, non fate casino, su” – sorbirsi un’omelia sull’integrazione e sull’accoglienza che comunque non hanno sentito, e tornarsene a casa avendo ricevuto ben più di quel quarto d’ora di celebrità che, come è noto, non si nega a nessuno; minuti di attenzione al massimo conditi da qualche pomodoro che noi antifascisti abbiamo compostamente lanciato alle loro virilissime camice celesti fascioSwag indossate su quei pettorali cinghiamattanza che fanno tanta sicurezza a mammà.

All’attivo dei fascisti siamo invece riusciti a mettere le prese di posizione degli esponenti nazionali della (sedicente) sinistra, le parole del vescovo di Pistoia che ha inteso informarci di come i fascisti abbiano passato il segno; l’invio presso la messa del vicario diocesano, il parroco non celebra, no invece celebra, celebrano insieme, il parroco dice l’omelia, la diocesi è solidale; la mobilitazione degli antifascisti dello striscioncino, la trasferta di tutti i giornalisti nazionali, i commenti domani sui quotidiani, l’esposizione alla pubblica notorietà dei migranti coinvolti che ora non hanno più le biciclette, l’innalzamento – verso destra, ovviamente – del livello di dibattito su un tema che è già sufficientemente spinoso; le chiacchiere sui social, l’interessamento di molti, l’attenzione di tanti, spero nessun nuovo iscritto a Forza Nuova anche se sarei pronto a (non) sorprendermi del contrario.

Cosa si doveva fare invece? Per quanto difficile sia – e per me lo è moltissimo – avremmo potuto preferire di evitare il terreno della provocazione, perché se il fascista chiede che chi resiste scelga fra insurrezione o resa, oggi a Pistoia ho visto la brutta copia di entrambe: l’insurrezione degli striscioni e la resa d’idee di un antifascismo di maniera a cui ormai mi sembrano essere rimasti da difendere solo i preti. Se Forza Nuova si comporta come la parodia della Congregazione per la Dottrina della Fede, forse bisogna trattarla come la parodia della Congregazione per la Dottrina della Fede, e non come la Congregazione della Dottrina della Fede; altrimenti qualcuno potrebbe pensare che Forza Nuova sia la nuova autorevole Congregazione della Dottrina della Fede e trovarla – persino – uno strumento gradevole a cui aderire: ovvero, se Forza Nuova vuole venire a messa a vedere se Massimo Biancalani è veramente un presbitero di Santa Romana Chiesa, sia Forza Nuova benvenuta in parrocchia (essendo, fra l’altro, l’esito di tale indagine largamente prevedibile).

Quanto a Massimo Biancalani parroco in Pistoia, al quale esprimo la più totale vicinanza non solo politica e ideale, ma sopratutto ecclesiale; quanto a Massimo Biancalani dicevo, mentre mi salta in testa Matteo 6, confesso di starmi chiedendo senza alcuna retorica: non sarebbe stato preferibile evitare di esporre le proprie opere di carità sui social network?

Foto copertina: Niccolò Zancan / Twitter