La democrazia, è un lavoro duro (B. Obama)
12 settembre 2016

Più che incapaci, a me sembrano di destra

Se non sei “né di destra, né di sinistra”, è perché sei di destra

Virginia Raggi, sindaca di Roma per il Movimento Cinque Stelle, ha oggi fotografato, e pubblicato su Facebook i giornalisti che ogni giorno sono accampati sotto casa sua per accoglierla quando va in Campidoglio, dicendo che “le fanno un po’ pena”; è solo l’ultima occasione per l’amministrazione del Campidoglio per finire sulle pagine dei giornali, dopo il caos della giunta, i problemi politici che hanno coinvolto il Movimento a livello nazionale, la difficoltà per gli esecutivi romani di partire a pieno regime. A me tutti questi episodi sembrano la naturale conseguenza della impostazione politica del Movimento Cinque Stelle, che ritengo essere migliore incarnazione della destra sottoproletaria dell’epoca contemporanea.

Più che incapaci, a me sembrano di destra

Il supplì

  • Una pagina Facebook satirica nei confronti del Movimento Cinque Stelle ha oggi pubblicato un’immagine con protagonista Virginia Raggi: “Saltano consigli comunali, manca il capo di gabinetto, manca la nomina del nuovo assessore al bilancio. Sono le 12:13 e anche oggi non hanno fatto un c***o”. Al di là dei toni, la satira fotografa la perdurante situazione di impasse della Capitale che non ha un assessore al Bilancio, un capo di Gabinetto e i vertici di alcune importanti municipalizzate da molti giorni. La situazione non sembra vicina allo sblocco.
  • Questa mattina Virginia Raggi ha pubblicato due post in cui riprendeva i giornalisti accampati sotto casa sua, sostenendo che “le fanno un po’ pena”. Più che l’ennesimo inciampo comunicativo, prova di incapacità o presa di posizione a tutela della propria privacy, a me sembra una manifestazione della cultura politica del Movimento Cinque Stelle, allergica a qualsiasi contrappeso che possa essere narrato come ostile alla rivoluzione pentastellata (giornalisti, vecchi partiti, burocrazia, critici in genere)
  •  Questo, ed altri episodi piccoli e grandi che hanno trovato spazio nelle cronache romane degli ultimi giorni, mi convincono in qualcosa che ho iniziato a pensare subito dopo le elezioni del 19 giugno: l’incapacità e l’impreparazione degli eletti del Movimento Cinque Stelle non sono caratteristiche passeggere, che l’esperienza progressivamente colmerà; sono caratteristiche normali di un movimento di destra che ha come primo presupposto l’inutilità sia della politica che del governo.

Ti è piaciuto il supplì e hai ancora fame?

Ottimo: qui sotto c’è l’intero mostro da quasi 2mila parole. 

Non credo sia una boutade data dalla stanchezza, dall’impreparazione e dall’inadeguatezza quella di Virginia Raggi che ha fotografato i giornalisti mentre l’aspettano sotto casa, per poi uscirne, filmare ancora i reporter, dire che “fanno pena” e pubblicare tutto su Facebook con tono derisorio: credo che sia un’azione di destra dal tono un po’ squadrista, un modo di comportarsi di destra (sorvolando sul fatto che sì, in effetti è abbastanza penoso per i miei colleghi essere tutte le mattine davanti alla casa di Virginia Raggi: e quindi, se non i cornetti ogni mattina (che sarebbe una straordinario colpo comunicativo per la sindaca), almeno la cortesia). Comprendo il disagio per l’esposizione pubblica del piccolo Matteo, figlio della sindaca, ed è sicuramente una questione importante: per chi ha una carica pubblica, tuttavia, è nelle cose.

Credo che comportarsi così risponda ad un modo di pensare ben preciso, ad una formazione politica specifica: quella del Movimento Cinque Stelle nel suo complesso e dei suoi elettori, molto più che della sindaca in sé.

Uno degli esponenti a Cinque Stelle eletto alla guida di uno dei municipi della città, con cui parlavo all’indomani della sua elezione lo scorso 19 giugno, mi diceva: “Per me amministrare significa chiedere al cittadino: ‘Ma tu, voi, cosa state facendo?’ E l’amministrazione deve assecondare i percorsi che i cittadini hanno già fatto partire, aiutare i cittadini a realizzare quello che già stanno costruendo”. Mi sembra chiaro, e abbastanza lineare: se siamo tutti portavoce, e uno vale uno, così un’idea vale l’altra, e non esistono idee di destra e idee di sinistra, ed “esistono solo buone idee”; per cui, se i cittadini stanno facendo qualcosa – tipo i Retake, tipo i comitati di Quartiere – tanto vale accompagnarli, assecondarli, sostenerli.

Ho pensato più volte che questa linea di pensiero potesse essere una delle più calzanti definizione della destra moderna, poi ho letto i Wu Ming e ho pensato di essere in compagnia.

«Di destra», invece, è chi pensa che la nazione sarebbe – e un tempo era – unita, armoniosa, concorde, e se non lo è (più) la colpa è di forze estranee, intrusi, nemici che si sono infilati e confusi in mezzo a noi e ora vanno ri-isolati e, se possibile, espulsi, così la comunità tornerà unita.

Wu Ming, Consigli per riconoscere la destra sotto qualunque maschera

Basta con la destra e la sinistra, basta con l’esperienza per fare politica, basta con le competenze, basta con i partiti che ci hanno deluso: è tutto semplice in realtà, dicono i Cinque Stelle, i politici ci hanno truffato, stanno rubando, basta trasferire i cittadini in Parlamento, in Comune, nelle istituzioni; con un canale diretto, con un contenitore facile, con un click, perché se la politica è quello che abbiamo visto negli ultimi vent’anni “la so fare anche io”; e bastano persone oneste, “basta non candidare pregiudicati”, diceva Alessandro Di Battista il 19 giugno, l’ho sentito con le orecchie mie: ed entro nelle istituzioni con l’apriscatole, senza competenze, senza conflitto, solo con le mie “buone idee”, e andrà comunque meglio di chi le ha popolate finora.

Da questo impianto originario deriva il resto. E mi sembrano di destra, così, gli elettori in buonafede del Movimento Cinque Stelle che dicono: “Siamo giovani, abbiamo fatto degli errori, lasciateci fare, impareremo”, perché il governo della realtà non è indispensabile, la realtà si autoregolamenta da sola, qualcosa faranno i cittadini, qualcosa faremo noi quando avremo capito da che parte iniziare, e ognuno farà qualcosa e magicamente – tutti cittadini, tutti governanti – le cose procederanno. Mi sembra di destra dire che “c’è tempo”. E mi sembra sempre e solo di destra “il modello Chiara Appendino”, che sarebbe quel qualcosa in più che è mancato alla sindaca Virginia Raggi, che avrebbe dovuto farsi inviare “i curriculum per fare la giunta” e per poter scegliere prima e con solidità: come se la qualifica centrale di un assessore fosse la competenza tecnica – che serve ai capi dipartimento – e non la visione politica – che è propria dell’esecutivo. Se l’ho studiata bene, questa dovrebbe essere tra l’altro la Costituzione, quella che Di Battista va in giro a difendere in scooter.

E non mi sembra altro che di destra un gruppo di persone, una forza politica ridotta all’esclusiva guerra tribale, divisa equamente fra eletti in Campidoglio con un numero di voti di preferenza che non basterebbero per eleggere un consigliere municipale – ma tanto, uno vale uno, per cui lo stesso concetto di “preferire” perde di utilità – eletti nei municipi con voti di una famiglia, e attivisti impegnati a cambiare la propria immagine di profilo su Facebook mettendo quella della sindaca e a discutere dei problemi della città sui social; quadri storici del Movimento romano che evitano di prendere parola quando sono impegnati a trovare – come è del tutto normale – una collocazione in una delle amministrazioni pentastellate della Capitale, oppure parlano e prendono posizione contro la Sindaca quando fanno riferimento ad “un’anima” del Movimento Cinque Stelle di Roma, o nazionale, diversa dalla sua.

E trovo del tutto plausibile che i presidenti eletti, e la sindaca stessa, quando hanno bisogno di persone per comporre gli esecutivi cittadini, o sostituire assessori, si rivolgano alle persone che hanno intorno per consigli o suggerimenti: ed è per questo che quando si è trattato di sostituire il dimissionario assessore Marcello Minenna la sindaca ha attivato le reti a cui più è vicina, che sono quelle della gigantesca “destra senza partito” di questa città – avvocati, imprenditori, forze dell’ordine – eredi degli eredi dei grandi pacchetti di voti andreottiani e sbardelliani, troppo democristiani per essere berlusconiani, troppo furbi per essere semplicemente postfascisti. Pezzi di amministrazione, di avvocatura, della cosiddetta società civile (altra cosa che, credo, è quasi sempre di destra) che non si espone, che rimane ai margini, a cui si può forse chiedere qualche favore, come se per caso qualcuno sia a conoscenza di qualcun altro disposto ad accollarsi l’assessorato al Bilancio.

Come era di destra, secondo me, anche la primissima giunta Raggi e il metodo con cui è stata costruita, equamente composta da alcuni esponenti segnalati dalle varie tribù del Movimento romano, da altri uomini più vicini a Luigi Di Maio (che voleva utilizzare la prova romana per dimostrare alla grande burocrazia, ai grandi servitori dello Stato che del Movimento Cinque Stelle ci si poteva fidare); e dagli assessori provenienti dalle varie esperienze della sinistra più o meno extraparlamentare e più o meno di governo, per vari motivi lasciati a piedi o altrove collocati e rappresentativi di quella parte di città che, “siccome il Pd non è più di sinistra”, siccome “Stefano Fassina, piuttosto non voto”, allora tanto vale dare un’occasione a chi era troppo giovane per essere disonesto e troppo volenteroso per essere ignorato. E non è un caso che i tre assessori più attivi, e sul pezzo, della giunta Raggi (Paolo Berdini, Luca Bergamo, Laura Baldassarre), siano quelli che vengono dalla sinistra, anche se prima o poi mi piacerebbe che ci spiegassero come mai sono finiti a governare insieme alla destra, per quanto sia inconsapevole – la destra, inconsapevole: non certo loro.

Mi sembra di destra aver sfrattato la Brigata Garbatella della protezione Civile nell’VIII Municipio perché “è un covo dei partiti”, mi sembra di destra aver impapocchiato (se va bene) o mentito (se va male) in XIV Municipio sull’incompatibilità di un assessore, mi sembra di destra aver eletto tre presidenti d’Aula su tre in IV Municipio, mi sembra di destra aver prodotto quasi zero delibere in molti municipi: mi sembra di destra, e naturale conseguenza del pensiero, visto che in fondo basta mandare via quelli che rubano e poi le cose procedono da sole.

Mi pare normalmente di destra l’idea di una politica ambientale impostata e governata dalle forze che hanno segnalato e spinto per l’attuale assessora all’Ambiente, che – scrive l’informato Iacopo Jacoboni, e ribadiscono le voci che ho raccolto – è espressione di un tavolo variegato e composto da “destra (network Alemanno), carabinieri, sindacati di base e pezzi (non i migliori) della Cisl”, i protagonisti di quel sistema che la parte migliore della giunta di Ignazio Marino aveva provato a ridimensionare, un sistema che ha molte bocche da sfamare e molti interessi a cui rispondere. Io li ho visti coi miei occhi alle iniziative elettorali del Movimento: avvocati, militari, forze dell’ordine, cravatte, gente che diceva nella stessa frase “io vengo dal MSI” e “il Pd di Matteo Renzi non ha più nulla di sinistra”. Io l’ho vista, la destra di questa città applaudire chi faceva del non aver nulla da dire una proposta di governo. Io c’ero.

Così, la tocca ben piano Pierluigi Battista sul Corriere della Sera: “Il vizio culturale di origine dei 5 Stelle è di concepirsi come espressione della volontà popolare (Rousseau, del resto, è l loro profeta) a prescindere dalle procedure formali su cui si regge una democrazia rappresentativa.La Raggi pre-elezioni era tutta immersa in questa logica dal sapore totalitario”. Questo, il giacobinismo senza contrappesi, diventa sola volontà di riduzione del dibattito pubblico a categorie violente (“Abbiamo sbagliato? Potevate votare quelli che c’erano prima, i ladri: ora lasciateci lavorare, prima o poi ci riusciremo”), e, nel periodo nemmeno troppo lungo, pulsione dittatoriale. E’ nelle cose, è conseguenza necessaria – che vediamo in corso di realizzazione a Roma – delle premesse di un movimento di sottoproletari della politica, nato con l’ambizione di fare meglio di chi, peggio di così, proprio non poteva fare.

Mi sembra di destra la disinformazione come metodo, visto che tanto “bastano le buone idee” e allora tacciano i giornalisti; mi pare di destra il poter aspettare per avere un assessore, i colloqui degli aspiranti nella stanza della Raggi, senza garanzie, cittadini a titolo personale che hanno inviato un curriculum; mi sembra di destra l’affidarsi al “megafono”, al “garante”, alla voce da Milano che oggi ci comunica che saranno rivisti i “meccanismi di coordinamento” del Movimento, e anche il coordinamento mi sembra di destra visto che se uno vale uno e valgono solo le buone idee non c’è niente da coordinare, niente da preferire, e tu, carica eletta, sei un portavoce a rappresentare un Movimento che è solo un simbolo, e che ti può venir tolto da un’azienda privata interessata a fare utili, con deliberazione verticale e senza appello. Mi sembra di destra, sì.

L’alternativa per il Movimento sarebbe diventare qualcosa che somigli a un partito, ed è quello che sento dire ai tanti ragazzi che hanno votato il Movimento per sfinimento: credo che resteranno delusi, però, perché un partito è di sinistra (che è morta), come lo sono le regole che lo costituiscono; e i partiti sono morti perché (io me lo ricordo, Grillo) “sei un cittadino, esci di casa, ti metti in Movimento e cambieremo tutto”; e i programmi non servono, perché ci sono solo le buone idee e, infatti, “le statistiche di download del programma di Virginia Raggi sono ridicole”, dicevano gli attivisti subito dopo il voto. Io c’ero, io me li ricordo.

Stando così le cose, l’incapacità di governo non è una nuvola passeggera: è conseguenza delle premesse. Capaci di fare cosa? Per andare dove? Le cose vanno già bene, sono i politici che rubano, basta tagliare gli sprechi, leviamogli le auto blu, diamo a tutti il reddito di cittadinanza e la città, l’economia, la società cammineranno con le proprie gambe. Sarò antico dentro ma non ho altro termine per definire questo modo di pensare se non destra. Per governare, servono capacità e competenze; per non governare, non servono né capacità (ma tanto, uno vale uno) né competenze (ma per fortuna, ci sono solo buone idee).

Più che incapaci, insomma, a me questi sembrano di destra.

Copertina: Virginia Raggi / Facebook