La democrazia, è un lavoro duro (B. Obama)
6 novembre 2017

Noi, Anna Frank e Casapound a Ostia

Come gli antifascisti aiutano i fascisti a raggiungere i propri obiettivi: Casapound arriva al 9% ad Ostia e ne siam tutti sconvolti, qui su Facebook

Casapound alle elezioni Ostia 2017 arriva al 9% dei consensi, con 5mila cittadini che hanno scelto la tartaruga crociata. E’ comprensibile che le persone di tendenza antifascista, non necessariamente radicale ma anzi e sopratutto moderata, vogliano mantenere un ritmo di vita quieto e ordinario: tuttavia, parlare di antifascismo, essere antifascisti sui giornali e sui social media non è più funzionale a contrastare il fascismo e anzi, ne potenzia gli effetti. Diventa così urgente che gli antifascisti – sopratutto quelli generici, moderati, non inquadrati – ritrovino i bar, le piazze e le strade.

Noi, Anna Frank e Casapound a Ostia

Il supplì

  • Algocrazia è un termine con cui la sinistra ha bisogno di prendere una certa confidenza; le nostre relazioni con la fidanzata o il fidanzato, con gli amici, con i gruppi della nostra vita sono mediate da delle strutture tecnologiche, e la tecnologia non è mai neutrale. Scrivere una lettera aveva il limite della carta e dell’inchiostro, usare Facebook e WhatsApp per parlare comporta rispettare i limiti e le regole di quegli strumenti.
  • Il limite di queste macchine è non poter dare giudizi di valore: più persone condividono le immagini di Anna Frank con la maglietta della Roma, più i social network penseranno che quella discussione è interessante e la potenzieranno ulteriormente. In parole semplici, così, chi vuole fare una cosa per vedere se qualcuno ci casca trova in Facebook e nei social network dei sicuri alleati.
  • In una fase storica di incertezza e insicurezze, migliaia di cittadini tornano a scegliere nelle urne le destre radicali; i fascisti stanno dimostrando che gli basta avere pazienza e potranno essere elettoralmente significativi anche senza le marce su Roma. Gli antifascisti, oltre a discutere sui giornali, che fanno?

Ti è piaciuto il supplì e hai ancora fame?

Ottimo, qui sotto ci sono le considerazioni sull’antifascismo, sulle elezioni Ostia 2017 e su Anna Frank con la maglia della Roma.

Alcune settimane fa abbiamo tutti fatto in modo che Forza Nuova, le curve ultras, Casapound e i movimenti neofascisti ottenessero qualche iscritto e militante in più; non ci è voluto molto, a loro è bastato spendere pochi spiccioli in copisteria e noi, come altre volte, ci siamo cascati. E’ una veloce ricerca su Google a certificare come, dal 23 al 28 ottobre, le prime pagine dei giornali nazionali, i telegiornali, la macchina dei media si siano occupati in maniera estesa degli adesivi che ritraevano Anna Frank con la maglietta della As Roma. E’ successo così: qualche fascio ha messo un adesivo demente sul divisorio della Curva Nord e dal giorno dopo ne hanno parlato tutti. Repubblica l’ha messo in prima pagina: siamo tutti Anna Frank!

Poi ne abbiamo parlato, e parlato e parlato e parlato; poi la gente ha iniziato a dire che chi ti dava della Anna Frank ti faceva un complimento, e ha iniziato a cambiarsi le immagini di profilo su Facebook. Poi sono partiti i Daspo per quelli della Nord e, che bello, abbiamo vinto di nuovo! Abbiamo fermato i fascisti! Perché li abbiamo fermati, giusto?

Alle elezioni del 5 novembre ad Ostia Casapound manca per un soffio, invece, il suo obiettivo politico, ovvero arrivare sopra il 10%, e ci sono seimila persone che hanno messo una seconda croce sul candidato della tartaruga crociata: hey, ora ne ha due! Nel frattempo tutti gli operatori dei media stanno lì a mettersi le mani nei capelli perché i fascisti hanno triplicato i loro voti sul litorale; e io non sto qui ad ipotizzare correlazioni di cui non ho prove: non sto sostenendo, in altri termini, che la fanfara mediatica su Anna Frank con la maglietta della Roma abbia contribuito al risultato degli anti-antifascisti – non lo sostengo perché la situazione è molto più complessa, perché c’è un territorio difficile e un lavoro decennale della tartaruga crociata di cui sarebbe utile parlare meglio e non lo sostengo perché non ne ho le prove, anche se ne sono sostanzialmente sicuro. Mi limito a proporre un’analisi tecnica, ovvero che quella dei fascisti è stata una classica, ennesima provocazione squadrista impostata sulla dissacrazione del mito, che è stata proprio per questo estremamente efficace, semplice da realizzare e di sicuro impatto espansivo. Il che, mi sembra, riesce ad accadere per una serie di ragioni.

La prima è che noi abbiamo ridotto l’antifascismo a museo e memoria mitica, una collezione di feticci circondati da un’aura mistico-sacrale: così chi mette la maglietta della As Roma ad Anna Frank (dieci minuti di lavoro su Photoshop, trenta euro in copisteria) diventa un brillante iconoclasta, con tutto ciò che ne consegue in termini di esoticità e fascino della rivolta anti-idolatrica. Diverso sarebbe stato se fossero stati gli antifascisti romani(sti) ad aver stampato degli adesivi di Anna Frank con la maglietta della Roma, magari in occasione di una delle trentacinque giornate-della-memoria annuali ultimamente utili più che altro ad alimentare il traffico passeggeri sulla tratta Italia-Polonia-Italia e a dar da parlare a professori vetero-sindacalizzati, col risultato ultimo di contribuire alla nazificazione profonda e temo irreversibile delle generazioni attualmente nelle scuole superiori.

La seconda è che noi, ancora, non abbiamo la più vaga idea di come funzionano i social network; ciò accade perché non abbiamo alcun interesse a capire come si sia trasformata la trasmissione dei contenuti nell’era dell’algocrazia (altro termine sul quale non percepiamo il bisogno di documentarci): detto semplice, Facebook e i social network sono macchine (scarsamente) intelligenti, pensate e costruite per procurare sesso agli utenti fisici e valore economico agli investitori commerciali, ottenendone in cambio la loro profilazione mercatale, che verrà poi venduta ad altre aziende in cerca di clienti, e ricavi a fine anno per la casa madre in California; le macchine non sanno distinguere fra “fascista = buono” e “fascista = cattivo”, sono solo in grado di contare le volte in cui il contenuto “fascista” viene condiviso, liked, discusso: quando quella discussione sale, Facebook sa solo rendersi conto che è popolare, e trova un modo per spingerla ancora di più perché hey, se la gente ne parla un motivo ci sarà. Gli antifascisti insomma, discutendo in rete delle magliette di Anna Frank, fanno un favore ai fascisti, gonfiano la bolla dell’eco, ne aumentano la propagazione e così qualche pischello che era rimasto distratto penserà: “E’ tutto ieri che la gente condivide Anna Frank con la maglietta della Roma, fa troppo ride, famme un po’ vede’ chi l’ha fatta?”. E dai, chi l’ha fatta?

Il che ci porta alla terza considerazione: il recinto della democrazia liberale è ormai ampiamente in discussione (e a qualche compagno in cerca di voti ciò sembra anche un successo: “L’Europa! Le banche! A morte!”); il fascismo rimane ciò che è sempre stato, ovvero una rivolta cazzara e stracciona contro l’establishment dei borghesucci; e l’antifascismo borghesuccio – “Ci sono i fascisti, parliamone sui giornali, facciamo intervenire la polizia” – non basta più, perché non è mai bastato. E’ urgente smetterla di essere antifascisti da seduti ed è urgente tornare ad esserlo in piedi; perché l’antifascismo si fa – se non ricordo male – via per via, strada per strada, casa per casa. L’antifascismo diffuso, quello ragionevole, persino moderato, torni presto militante e impari da chi negli ultimi anni l’ha mantenuto tale – le sinistre radicali, i centri sociali, le mobilitazioni cittadine.

I tanti antifascisti da computer – è urgente, urgente! – smettano subito di commentare su Facebook, scendano al bar, aprano un giornale e stiano seduti in attesa che accada qualcosa; gli ingredienti mi sembrano semplici: dieci minuti al giorno, la volontà di provocare una discussione reale nella realtà fatta di carne, l’essere disposti, se necessario, a sostenere il conflitto abbandonando – è urgente, urgente! – stili di relazione tipo “dovremmo confrontarci di più fra di noi” oppure “faccio la mia parte con le persone intorno a me, l’importante è restare umani”;  l’essere pronti ad affrontare le persone viso a viso, a prenderci anche le botte, se capita e magari anche a rimetterci dei soldi. Oppure possiamo lamentarci su Facebook di Casapound al 9% ad Ostia, magari va bene uguale.

Copertina e immagine social: Dusko Mijatovic / Twitter

E noi cosa possiamo fare?

  • Mettere da parte del tempo per comprendere come funzionano le reti sociali; se mettiamo il francobollo nel posto sbagliato della busta da lettere le poste non la spediscono. Allo stesso modo, le reti sociali hanno un’origine, delle regole e delle specificità da comprendere.
  • Mettere da parte altro tempo per impegnarsi nella realtà: l’ideale è la militanza in un partito politico, tuttavia ci sono anche una serie di associazioni che fanno un lavoro politico molto profondo.
  • Cambiare testa. Credo sia essenziale che qualsiasi tempo e impegno che vogliamo dare abbia una qualità fondamentale: accettare l’idea che la realtà è conflitto e che il tempo del “confrontiamoci” e della pace sociale è – forse, purtroppo – terminato.