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26 Gennaio 2017

Il Congresso del Pd Roma c’è anche se non si vede

Il testo della pesante lettera con cui Matteo Orfini convoca le assise romane, le squadre in campo, le polemiche sul tesseramento

Il Congresso del Pd Roma c’è anche se non si vede

Con una lettera inviata ai coordinatori di Circolo del Partito Democratico di Roma il commissario e presidente nazionale Matteo Orfini ha convocato il congresso del Pd della capitale: la data scelta è quella del 26 marzo 2017. Continuano le polemiche sul tesseramento, alzato da 15 a 30 euro per “coprire i debiti della federazione romana”, spiega Orfini, e le composizioni e ricomposizioni di alleanze e di quadri politici: ed è importante in questa fase un disimpegno, che sembra ormai consolidato, di Nicola Zingaretti dal fronte romano.

IL SUPPLÌ
(L’antipasto per convincerti a restare)

  • Termina a Roma il commissariamento di Matteo Orfini: il presidente nazionale del Pd ha iniziato le procedure finali della fase commissariale. Il congresso del Partito romano è convocato per il prossimo 26 marzo dopo tre anni di commissariamento, iniziato dopo i fatti di Mafia Capitale. Una lettera molto ampia riassume il punto di vista del commissario sulla situazione romana, la pubblichiamo per intero.
  • Dalla Pisana tira un vento nazionale: Nicola Zingaretti sceglie di “dare un contributo” al nuovo corso del Partito Democratico di Matteo Renzi. Questo, per Roma, significa un disimpegno del fronte zingarettiano nella partita del congresso della Capitale: “C’è il paese a cui badare”, mi dicono esponenti vicini al governatore del Lazio. Una posizione in grado di cambiare profondamente gli equilibri della politica cittadina.
  • Fra composizione e ricomposizione di alleanze e gruppi che si incontrano fra teatri e circoli, serpeggia la polemica sul tesseramento: il Partito Democratico di Roma è indebitato per centinaia di migliaia di euro: proprio in questo senso la decisione, da parte del commissariamento romano, di alzare il costo della tessera da 15 a 30 euro.

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Il 26 marzo 2017 si terrà il congresso del Partito Democratico di Roma; Matteo Orfini ha comunicato, con una nota diffusa nel pomeriggio del 25 gennaio, di aver inviato ai segretari di circolo una lettera in cui è contenuta la data delle assise che porranno fine a quelli che, alla data del congresso, saranno tre anni di commissariamento. Anni in cui in città, e nel Partito Democratico di Roma, è cambiato quasi tutto: il processo Mafia Capitale, circoli accorpati, sedi chiuse e aperte, organizzazione mutata, sub-commissari territoriali, una giunta – quella di Ignazio Marino – terminata prima del tempo con delle firme dal notaio.

Da prima di capodanno Matteo Orfini aveva annunciato – con una dichiarazione allo Zaino Verde – che nei primissimi giorni dell’anno nuovo si sarebbero definite le tempistiche della partita congressuale; con una lettera inedita per ampiezza e di puntuale durezza nei toni, il presidente nazionale del Partito Democratico mette in chiaro ai coordinatori di circolo del Pd Roma il suo punto di vista sulla fase politica del partito cittadino. Ecco il testo della lettera, rilanciata, dopo i lanci di agenzia e la pubblicazione da alcuni profili Facebook, anche dal sito del Pd Roma.

La lettera intercetta per iscritto molte delle polemiche e dei dissapori interni al corpo del Partito, sopratutto riguardo la delibera commissariale sul Tesseramento che ha definito il costo delle tessere valevoli per il 2016. Le perplessità di una parte non minoritaria degli iscritti al Pd Roma sono state espresse dal circolo Pd Marconi, che ha inviato una lettera aperta a Matteo Orfini in cui l’intero impianto della politica commissariale, espresso nella lettera pubblicata poco sopra, viene duramente messo in discussione.

La tessera del Pd Roma, ha spiegato Matteo Orfini nella sua lettera, costerà 30 euro: importo che ha sollevato più di una perplessità visto che sia la commissione nazionale di Garanzia, sia la Segreteria regionale del Pd Lazio hanno approvato, fra dicembre e gennaio, l’importo del tesseramento fissato a 15 euro. 

tesseramento PD Roma 15 euro

Con successiva delibera, il tesseramento del Pd Roma è stato innalzato a 30 euro – secondo gli iscritti, con iniziativa partita dei subcommissari municipali nominati dal commissario Orfini; tale innalzamento sarebbe stato ratificato, a posteriori, da una delibera commissariale dello stesso Orfini.

tesseramento PD Roma 30 euro

Di questi 30, dunque, 15 euro sarebbero l’ammontare per il tesseramento normalmente previsto dal Partito Democratico nazionale; altri 15 euro finiscono al livello territoriale, il super-circolo municipale che accorpa i vecchi circoli territoriali, definiti, nella nuova organizzazione del Pd Roma, “sezioni”. Secondo alcuni iscritti, tali ulteriori 15 euro non sarebbero obbligatori, non avendo i subcommissari il potere di richiederne il pagamento.

Alcuni iscritti (Scalia, Caliste, Zappalà) chiedono allora un chiarimento alla Commissione Regionale di Garanzia (CRG) sul rispetto dello Statuto e dei Regolamenti nazionali, che assegnano solo agli organismi nazionali e regionali l’indicazione della quota minima d’iscrizione. La CRG, dopo un’audizione, ribadisce il 12 gennaio che per l’iscrizione 2016 resta valida la quota di 15 Euro fissata a livello nazionale e regionale e che ogni quota aggiuntiva deve intendersi su base volontaria, anche perché il Regolamento del tesseramento precisa che il pagamento della quota minima di 15 Euro dà comunque diritto al rilascio della tessera.
Sergio Scalia, Pd Roma V Municipio

Risponde sul punto Aurelio Mancuso, membro della commissione nazionale di garanzia Pd e sub-commissario territoriale del V Municipio, contattato dallo Zaino Verde: “I sub commissari, essendo sostitutivi degli organi dirigenti municipali, possono decidere la quota spettante per il loro territorio di competenza”, e dunque gli iscritti sarebbero tenuti al pagamento della tessera. L’ampia differenza fra la quota del tesseramento al Partito Democratico, e l’iscrizione ai Giovani Democratici – valevole per votare al congresso, e dal costo di 5 euro – è da molti data come una delle variabili impazzite dell’imminente congresso romano.

Le squadre, i forum, i documenti

Il Congresso del Pd Roma è dunque ufficialmente convocato: anche se, ironizza un militante al telefono, “in realtà sembra non volerlo fare nessuno”. Fino a ieri, l’unica iniziativa politica pre-congressuale è stata quella del Pd Trastevere lo scorso 19 gennaio, dove il segretario Alberto Bitonti ha salutato la comunità del circolo trasteverino sostenendo che l’unica data certa fosse quella dei congressi municipali, convocati, senza ancora indicazioni precise, per l’inizio di marzo; il congresso del Pd Roma veniva definito “una speranza”: poi, la conferma ufficiale da parte di Orfini.

pd roma congresso 2017 circolo trastevere
Pd Trastevere, assemblea precongressuale. Foto Lo Zaino Verde

La comunità del Partito Democratico di Roma si riunisce con un andamento a fisarmonica, con picchi di eventi estremamente frequentati e l’impressione di una inerzia di fondo. In questo quadro, è più corretto partire con un dato che farà la differenza: il disimpegno di Nicola Zingaretti dal fronte del congresso romano.

Avevamo lasciato il presidente della Regione Lazio a riflettere sul luogo e sul modo in cui giocare il suo peso politico: se nella corsa per la rielezione in regione Lazio, se sullo scenario nazionale, se per il congresso romano. L’intervista di Zingaretti a Repubblica del 24 gennaio dà preziosi indizi in questo senso.

Fedelissimi di Nicola Zingaretti, che parlano in forma anonima per esprimersi più liberamente, confermano: la scelta del governatore è quella di impegnarsi nello scenario nazionale; andando a posizionarsi in maniera più pesante – come del resto inizia a fare Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura – per costruire un’area del Partito Democratico che abbia un profilo allo stesso tempo di sinistra di governo, non ostile a Matteo Renzi e dotata di concreto radicamento sui territori: “Cosa ha detto Nicola nell’intervista, in fondo? Che in questo momento c’è qualcosa di più pressante che badare ai fatti romani: c’è da badare al Paese”, sostengono esponenti zingarettiani; secondo i beninformati, alla Pisana sarebbe già partito il protocollo d’urgenza “scioglimento anticipato” e tirerebbe aria di liberi tutti.

Secondo gli esponenti di Area Dem, la componente del ministro della Cultura Dario Franceschini alleata a Roma con i più vicini a Nicola Zingaretti, la questione è un po’ più complessa. Ci sono, sì, i percorsi politici del governatore del Lazio; c’è poi il collettivo degli ex presidenti di Municipio e capigruppo di minoranza nei territori – gli estensori del documento di Piazza Santa Chiara – tutti storicamente molto vicini a Nicola Zingaretti. “E’ vero che Nicola Zingaretti non li appoggia esplicitamente”, ragiona ad alta voce un esponente di AreaDem incrociato alla buvette del Campidoglio, che parla in maniera anonima perché “molto attivo sul fronte congressuale”; “ma è altrettanto vero che lì ci sono molti dei loro iscritti, e molti dei loro dirigenti: è un’operazione che, ormai, non si può più ignorare ” e che inizia ad essere uno spazio politico che, in un modo o nell’altro, va considerato.

E in effetti l’operazione Santa Chiara può dire di essere riuscita, di avere un peso, visto il buon successo dell’iniziativa di lancio che si è tenuta proprio a Piazza Santa Chiara: un teatro colmo, una platea trasversale di persone che hanno riempito il teatro, fra soggetti direttamente coinvolti nella costruzione dell’iniziativa politica e semplici curiosi.

pd roma congresso 2017 piazza santa chiara
Che ora è? Piazza Santa Chiara per il Pd Roma. Foto Lo Zaino Verde

Sul palco si alternano Sabrina Alfonsi (presidentessa del Municipio Centro Storico); Valerio Barletta, applauditissimo (ex presidente del Municipio XIV); Maurizio Veloccia, ex presidente del Municipio XI; Andrea Santoro, dal IX Municipio; e Paolo Emilio Marchionne, ex presidente del III Municipio e nome in pole position per essere il candidato alla segreteria del collettivo Santa Chiara – contattato al telefono, l’ex minisindaco di Montesacro, comunque, smentisce. Per tutti la linea è la stessa: serve un congresso a tesi che parli della città, ancor prima di capire chi debba essere a guidare il fronte congressuale: “E che Matteo Orfini risponda in una lettera ufficiale a temi e dubbi che poniamo noi, è già una vittoria importante”, dichiara uno dei firmatari di Santa Chiara, che parla sotto anonimato per interpretare “le voci della piazza”.

“Con loro dialoghiamo alla pari”: così ci dice un esponente di primo piano, che sceglie l’anonimato perché “facilmente identificabile”, di Trasforma Roma, l’altro collettivo e raggruppamento del Pd Roma che ricordiamo piuttosto attivo all’indomani della disfatta elettorale del 19 giugno. Nato come gruppo iper-trasversale che organizzò i primi dibattiti successivi alla vittoria di Virginia Raggi a Roma; animatore della Festa dell’Unità estiva di Ostia Antica, il gruppo “Trasforma Roma” – guidato da nomi come Valeria Baglio, Estella Marino, Riccardo Corbucci, Andrea Sgrulletti – si è visto di recente in un circolo del Pd per “chiudere il proprio documento politico: sulla base di quello dialogheremo con tutti, in condizioni di parità, e pronti a dare il nostro contributo; per ora”, concludono da Trasforma Roma, “non pensiamo a nomi”. Voci dalla riunione del collettivo riportano che le scelte sarebbero essenzialmente due: andare autonomi o, in qualche modo, stringere un accordo con i post-zingarettiani di Piazza Santa Chiara.

E poi ci sono quelli di Tor Bella Monaca.

Alla riapertura del Circolo di Tor Bella Monaca, in contemporanea rispetto all’iniziativa di Piazza Santa Chiara, c’erano il Commissario del Pd Roma Matteo Orfini; il vicepresidente del primo municipio Jacopo Emiliani Pescetelli e la prima dei non eletti al consiglio comunale Giulia Tempesta; Luciano Nobili, ex vicesegretario del Pd Roma, assieme a larga parte del comitato elettorale per Roberto Giachetti, oltre a Valeria Baglio e Roberto Morassut nel ruolo dei trasversali pontieri (o dei semplici interessati all’iniziativa). Per molti nel Pd Roma, le squadre sono più che definite: da un lato chi ha voluto e più sostenuto l’operazione Giachetti a Roma, e dunque la maggioranza che a livello nazionale ha finora sostenuto il segretario del Pd Matteo Renzi; dall’altro, tutti gli altri.

L’azione politica del commissario Orfini ruota intorno a due parole chiave in questa fase precongressuale: periferie e forum tematici. Da un lato – è la lettura che arriva dagli esponenti più vicini al commissario dem, che parlano in maniera anonima per esprimersi più liberamente – ci sono quelli che riempiono “i teatrini pieni di posti a sedere” nel cuore del centro storico di Roma; dall’altro quelli che “inaugurano le sezioni in periferia, fra compagni” e che hanno radunato e riattivato la discussione politica del Partito negli appuntamenti dei Forum Tematici.

Secondo chi contrasta la linea politica di Matteo Orfini, i forum tematici sarebbero nient’altro che un maldestro tentativo di anticipare la composizione della nuova segreteria romana a prima del Congresso, indicando chiaramente, e valorizzando con la forza del commissariamento, questo o quell’esponente che più si occupano dei diversi temi.

Altre e più variegate sono le forme e i luoghi in cui la comunità del Partito Democratico di Roma si riunisce; c’è il nascente coordinamento degli esponenti del centrosinistra più vicini alle reti dell’innovazione tecnologica e sociale – SpazioXRoma – animato da iscritti piuttosto vicini all’esperienza di Matteo Renzi a Palazzo Chigi; e ci sono i giovani di Sì ma Roma, per il momento alla finestra in attesa di capire quali saranno, ufficialmente, le squadre ai blocchi di partenza per il congresso romano del Partito Democratico.

Copertina: Partito Democratico Fonte Nuova / Twitter


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