La democrazia, è un lavoro duro (B. Obama)
29 Dicembre 2016

Arrivano le tessere: il congresso del Pd Roma 2017 è più vicino

A macchia di leopardo i rinnovi, una nuova sentenza dà torto a Matteo Orfini, le squadre si preparano: un candidato anche dai Giovani Democratici?

Arrivano le tessere: il congresso del Pd Roma 2017 è più vicino

La finestra è definita: il Congresso del Pd Roma 2017 si terrà fra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, con ogni probabilità il 12. I movimenti precongressuali sono molti, gli ex minisindaci si organizzano intorno al primo documento mentre di municipio in municipio sono disponibili le tessere per i rinnovi: intanto il Tribunale torna a censurare l’operato del commissario Matteo Orfini che è in attesa della bozza di regole congressuali elaborate dal livello nazionale del Partito Democratico. In campo, forse, anche i Giovani Democratici.

IL SUPPLÌ
(L’antipasto per convincerti a restare)

  • Dopo oltre due anni di commissariamento dovrebbe tenersi il Congresso del Partito Democratico di Roma: sostanzialmente azzerato dopo le vicende di Mafia Capitale, il Pd Roma è stato affidato al presidente nazionale e deputato Pd Matteo Orfini che ha formalmente concluso il suo mandato alla fine dello scorso settembre.
  • In questi due anni è accaduto di tutto: dalla caduta del sindaco Ignazio Marino, alla vittoria di Virginia Raggi, ai processi di Mafia Capitale che proseguono, alla batosta del referendum. Per molti ad essere a giudizio nel Congresso sarà proprio l’operato di Matteo Orfini, inseparabile dal destino politico del segretario nazionale Matteo Renzi.
  • I congressi delle federazioni commissariate (Roma, Napoli, Liguria) saranno un test nazionale di grande importanza, il primo appuntamento politico di peso dopo la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum. In città si misureranno i serbatoi di voti che hanno eletto i consiglieri comunali, i collettivi di eletti sui territori che si stanno organizzando per costruire “il partito nuovo”, chi si esporrà per difendere l’operato del Commissario Orfini e, forse, i Giovani Democratici di Roma con un loro candidato a sorpresa.

Ti è piaciuto il Supplì e hai ancora fame? Ottimo. Qui sotto c’è l’articolo completo con documenti, notizie e dichiarazioni. 


A macchia di leopardo stanno arrivando in tutta la città le tessere del Partito Democratico di Roma valevoli per l’anno prossimo: in alcuni circoli locali è già possibile per i militanti del Pd rinnovare le iscrizioni, primo e necessario passo verso l’atteso congresso cittadino dei democratici che si terrà, con ogni probabilità, il 12 marzo del 2017.

Tutto procede in maniera non uniforme perché – come ci conferma al telefono un segretario di circolo – molto dipende dalla “solerzia dei subcommissari territoriali” che hanno in carico la fase transitoria, stando alla delibera commissariale di organizzazione firmata dal Commissario romano Matteo Orfini e pubblicata dalla Federazione appena prima di Natale.

Ad annunciare la possibilità di tesserarsi è ad esempio il Partito Democratico del III Municipio. 

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Sono andato personalmente in un circolo territoriale del III Municipio dove gli iscritti presenti mi hanno confermato che le tessere sono “arrivate poco prima di Natale” e che è possibile rinnovare il tesseramento; la situazione è ben diversa in altre zone di Roma: in XIV Municipio le tessere non sono arrivate, così come non sono arrivate in I Municipio. Nel XI Municipio è questione di ore, e i moduli per i rinnovi dovrebbero essere disponibili entro le 24 ore, così come nel IX Municipio, dove mentre questo articolo viene pubblicato le tessere dovrebbero essere in fase di consegna. In XII Municipio non si hanno notizie di moduli e di tessere, mentre in V Municipio, come nel III, le prime tessere sono già state distribuite prima delle feste.

Solo tempi tecnici, dunque, separerebbero gli iscritti dalla possibilità di rinnovare la propria iscrizione, anche se non sono in pochi a lamentarsi per la scarsità di informazioni e per la mancanza di coordinamento di un tesseramento “valido per gli ultimi tre giorni dell’anno”; c’è chi ha definito l’intera operazione “una pagliacciata”. Al ritorno dalle vacanze partirà comunque la corsa del congresso cittadino del Partito Democratico, che il presidente nazionale ha annunciato su Facebook per la finestra del 12 marzo, con un intervento non privo di appunti politici.

Il mandato del commissario Matteo Orfini è scaduto lo scorso 25 settembre 2015, ed è stato prorogato per gli affari correnti dal vicesegretario nazionale e responsabile all’Organizzazione Lorenzo Guerini; appena sarà deliberato il regolamento congressuale, sostiene Orfini, potrà essere dato il via alla macchina del congresso Pd Roma 2017.

Le regole

Il percorso è definito: il cammino verso il congresso è stato descritto dalla lettera che re-insedia Orfini fino alla data congressuale, e che è stata pubblicata qui sullo Zaino Verde lo scorso 14 ottobre.

La circolare firmata Lorenzo Guerini che detta le regole per la fase precongressuale - Lo Zaino Verde
La circolare firmata Lorenzo Guerini che detta le regole per la fase precongressuale – Lo Zaino Verde

Il quadro della lettera va però completato: il commissario Pd Roma Matteo Orfini scrive nel suo post su Facebook che “appena il nazionale licenzierà il regolamento congressuale, potrò indire il congresso e procedere agli adempimenti richiesti”; tuttavia, la lettera emanata da Guerini delibera che il livello nazionale potrà licenziare il regolamento del congresso solo dopo aver sentito “la commissione provinciale formata in modo plurale” che il Commissario romano è stato incaricato di formare e che, ad oggi, non è stata ancora insediata. Dunque?

“Siccome i congressi non so fanno a Roma e basta, il nazionale sta predisponendo una bozza di regolamento d’intesa con la commissione nazionale di garanzia”, ci precisa il Commissario Matteo Orfini, contattato in mattinata: “Appena è pronta, partiranno tutti i congressi (Roma e le altre federazioni) con gli adempimenti formali e congressuali. La bozza di regolamento sarà inviata alla commissione, nominata dal commissario, che dovrà lavorarla”. Bisognerà dunque aspettare gennaio (“questione di pochi giorni”, precisa Orfini), per iniziare sapere regole e sistema congressuale del Pd Roma.

Non solo: il giudice civile dovrà esprimersi nel merito sul ricorso fatto da alcuni iscritti Pd Roma che hanno duramente contestato le delibere di riorganizzazione approvate dal commissariamento; Giancarlo Ricci ed altri avevano già ottenuto, infatti, la sospensione cautelare delle delibere con cui Matteo Orfini aveva riorganizzato nell’ambito dei suoi poteri commissariali il Pd Roma: il 28 dicembre il tribunale ha ulteriormente rigettato le opposizioni proposte dal Pd con un provvedimento – che Lo Zaino Verde ha ottenuto in via riservata – in cui si delibera che l’operato del commissariamento romano avrebbe “significativi elementi di discordanza” con le attribuzioni dello Statuto nazionale e regionale del Partito Democratico. Secondo i più vicini al commissario, comunque, le nuove delibere di organizzazione “sanano ogni problema” sollevato dai ricorrenti indipendentemente da quale sarà l’esito del processo.

Come se il quadro non fosse già molto intricato, i movimenti precongressuali sono già partiti.

Le squadre

“Non sarà un congresso, sarà un bagno di sangue, sarà una Cambogia”: la situazione interna al dibattito di partito me la commenta con toni duri un giovane iscritto al Pd di Roma, a condizione di anonimato perché “ha già reso noto il suo schieramento”. Qualcuno mi parla di una situazione “magmatica” e in continuo divenire, qualcun altro mi fa presente che “il congresso si è già tenuto lo scorso 19 giugno 2016, con le elezioni comunali” che hanno visto la vittoria di Virginia Raggi. Le assise arrivano dopo due anni di commissariamento vissuti come inevitabili da alcuni, come “occasione perduta” da altri, come una sorta di galera da altri ancora.

Al di là dei toni da dialettica interna, il congresso del Partito romano parte con una certezza: non è soltanto il congresso del Pd Roma, è un appuntamento di livello nazionale, su cui si muovono livelli nazionali e che è sotto attenzione dei quadri nazionali del Partito Democratico; e in questo senso, il mese di gennaio sarà importante anche perché è attesa per il 24 gennaio la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum che potrebbe cambiare la legge elettorale per la Camera – e sono in molti ad aspettarsi il ritorno al proporzionale. Il cambiamento del quadro elettorale nazionale porterebbe inevitabilmente ad una ricomposizione del fronte del centrosinistra, il che non potrebbe non avere esiti a cascata anche sulla situazione romana.

Il punto di partenza per capire gli schieramenti in campo è naturale, ed è l’Aula Giulio Cesare: i voti in Assemblea Capitolina vedono solide le colonne di AreaDem, che elegge due consiglieri (Michela de Biase e Antongiulio Pelonzi) e degli Zingarettiani, che eleggono altri due consiglieri (Marco Palumbo, Ilaria Piccolo); un posto al fronte renziano che è riuscito ad eleggere un consigliere grazie ad aiuti di altre componenti (è stato qualche nome grosso, infatti, ad appoggiare la corsa di Orlando Corsetti) e un nome per il variegato mondo delle componenti di opposizione interna che hanno fatto convergenza su Valeria Baglio, già presidentessa del comitato elettorale per Roberto Morassut sindaco. Fuori dal gruppo consiliare del Pd c’è Svetlana Celli, eletta con il sostegno di una delle componenti di centro del Pd Roma; e fuori dal consiglio comunale per un soffio Giulia Tempesta, portabandiera dei Giovani Turchi. Come questi bacini di voti vorranno comportarsi al congresso è ancora da vedere.

Lo schema politico, invece, è prevedibile: da un lato ci sarà chi proverà a difendere l’esperienza del commissariamento di Matteo Orfini, impostata dalla furente assemblea del marzo 2015 in cui il presidente nazionale del Partito Democratico non fu tenero con il corpo del Pd Roma.

Direi che qui dentro dobbiamo bandire l’ipocrisia. Io faccio il commissario, non il segretario della Federazione romana, e questo perché non era più sufficiente una gestione ordinaria. E’ una cosa sgradevole prima di tutto per me ma non ho alcuna intenzione di far finta di fare il segretario né di trattare con questa assemblea il cambiamento delle regole, anche perché questa assemblea è espressione di ciò che c’era prima, del partito che costruiva un milione e 300mila euro di debiti e non faceva pagare la quota agli eletti.
Matteo Orfini, 9 marzo 2015

Dall’altro lato, almeno ai blocchi di partenza, ci saranno tutti quelli che giudicano negativamente l’intera parabola orfiniana, dalla riorganizzazione del Partito alla gestione della vicenda di Ignazio Marino conclusasi con le firme dal notaio che hanno fatto collassare la giunta cittadina e quelle municipali.

Il primo fronte ad emergere pubblicamente è proprio la coalizione – apparentemente trasversale per appartenenze di componente – di alcuni ex presidenti di Municipio: Maurizio Veloccia (ex XI Municipio), Paolo Emilio Marchionne (ex III Municipio), Andrea Santoro (ex IX Municipio) e Valerio Barletta (ex XIV Municipio) insieme a Sabrina Alfonsi (attuale presidente del I Municipio) sono i primi firmatari di “Che ora è?“, il documento del collettivo “Piazza Santa Chiara”. Ai taccuini di Roma Today è stato Andrea Santoro, ex presidente del Municipio Eur, a dire di più sulla piattaforma politica del documento.

Dopo quello che è accaduto a Roma, le indagini di Mafia Capitale, il Commissariamento e la pesantissima sconfitta che ne è seguita, o il PD inizia ad essere davvero democratico, oppure è finito. E siccome parliamo della Capitale d’Italia, è necessario che a questa condizione, di evidente crisi, sia riservata molta attenzione. Non solo a livello cittadino.
Andrea Santoro, Pd Roma

Sono frenetiche le riunioni del collettivo Piazza Santa Chiara, ci dicono firmatari dell’appello che hanno partecipato ai primi incontri; un clima di “trasversalità e rinnovamento” accompagnato dalla necessità di “organizzarsi in tempi brevi” sopratutto per far emergere chi dovrà essere il portabandiera del gruppo; il primo appuntamento pubblico sarà l’assemblea del 14 gennaio che per Santoro dovrà essere “una proposta. Che non va contro nessuno. Certo, probabilmente il Commissario avrebbe potuto lavorare meglio, ma ora bisogna guardare al futuro”.

Anche Roberto Morassut, candidato alternativo a Roberto Giachetti alle ultime primarie del Partito Democratico per il sindaco di Roma, ha sottoscritto l’appello “Che ora è”.

Motivo principale dell’adesione di Morassut al documento è uno dei capisaldi della proposta dei minisindaci, ovvero quella di celebrare non un congresso per mozioni, con una conta di tessere attorno a delle candidature, ma un congresso per tesi. È in effetti questo il passaggio del documento di Piazza Santa Chiara più duro nei confronti di Matteo Orfini.

Crediamo dunque che occorra convocare un congresso ri-costituente del Partito nella città. In modo trasparente, con regole condivise (…). Queste regole possono essere fatte solo da una commissione per il congresso originale e rappresentativa dei territori. Stiamo vivendo invece il paradosso dove il notabilato del Partito, additato agli albori dell’inchiesta di Mafia Capitale come il male da estirpare, oggi è rimasto l’unico interlocutore del Commissario Orfini nel deserto che egli stesso ha creato. (…) Un congresso per tesi e programmi per costruire la base del governo e dell’opposizione nei Municipi e al Campidoglio, in cui si discuta delle idee, in cui si possa parlare alla città, esprimendosi e costruendo rapporti interni al Pd diversi da quelli di potere e di sola convenienza.
“Che ora è?”, Piazza Santa Chiara per il Pd Roma

Sul congresso a tesi, in realtà, Matteo Orfini ha già risposto discorrendo con Giovanna Vitale di Repubblica a chiusura della Festa dell’Unità di Roma: i congressi del Partito Democratico, dal nazionale al locale, sono per mozioni, non per tesi.

Per molti più vicini al commissario romano l’operazione Santa Chiara sarebbe “sbagliata nei tempi e nei modi”, realizzata da “esponenti di corrente che cercano di mantenere le proprie posizioni” e sopratutto “inutilmente contro qualcuno”. L’unico fronte uscito pubblicamente, ad oggi, è comunque quello degli ex-minisindaci.

Molto altro, come è chiaro, si prepara: rimane ancora alla finestra Nicola Zingaretti, che viene descritto guardare con occhio né ostile, né partecipe l’operazione dei minisindaci di Piazza Santa Chiara, in attesa di capire se il peso politico della propria esperienza amministrativa sia più opportuno spenderlo sulla situazione romana, sulla ricandidatura alla Regione o nello scenario nazionale del post-Referendum Costituzionale; rimangono alla finestra i grandi capicorrente della maggioranza che sostenne il segretario Matteo Renzi, in attesa di capire come evolverà lo scenario politico nazionale; mostrano piccoli segni di contro-organizzazione altri ex presidenti del Municipio, poco convinti dell’operazione Santa Chiara.

C’è poi il fattore G: G, per Giovani Democratici, presenza fissa in tutte le chiacchierate degli esponenti del Pd Roma che si preparano al congresso. Mentre il Partito romano non tessera da due anni, i Giovani Democratici sono pienamente operativi e, grazie alla Carta di Cittadinanza Nazionale della giovanile, gli iscritti ai GD salvo diversa indicazione sono automaticamente iscritti anche al Partito, e dunque votano nei congressi. Il dato 2015 del tesseramento GD parla di circa 2mila iscritti su Roma, dei quali, affermano fonti interne all’organizzazione romana, meno della metà ha voluto la doppia iscrizione anche al Pd; il tesseramento 2016 è ancora in corso e terminerà nei primissimi giorni del 2017.

I Giovani Democratici sono stati “il braccio operativo” del commissariamento romano quando si è trattato di effettuare le telefonate di MappailPd, l’operazione di audit sui circoli voluta da Matteo Orfini per verificare iscrizioni e funzionamento del Pd Roma e affidata a Fabrizio Barca; l’opinione comune a molti iscritti è che i Giovani Democratici siano, sostanzialmente, un feudo di Matteo Orfini all’interno dell’organizzazione romana. La realtà, però, potrebbe essere diversa: “Ogni scelta la prenderemo nelle sedi collettive appropriate”,dichiara allo Zaino Verde Guido Staffieri, segretario politico dei Giovani Democratici di Roma: “Ma non mi sento di escludere nulla, potremmo anche scegliere di condidarci alla guida del PD romano: abbiamo un’idea di Partito e una visione della città che non deve rimanere solo nostra”. L’anno nuovo del Pd Roma si annuncia dunque intenso.

Copertina: Flickr / Francesca Minonne


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