La democrazia, è un lavoro duro (B. Obama)
13 Febbraio 2017

Sul Congresso del Pd Roma la scure della Direzione Nazionale

Matteo Renzi pronto a presentarsi dimissionario, le assise del Partito romano scivolano; fibrilla Trasforma Roma, zingarettiani in sospensione, sinistra pronta

Sul Congresso del Pd Roma la scure della Direzione Nazionale

Vi sono piaciuti gli ultimi mesi di dibattito interno al Partito Democratico di Roma, fatti di documenti, collettivi, prese di posizione e iniziative? Siamo pronti ad archiviare tutto: con le dimissioni del segretario nazionale Matteo Renzi e l’apertura della fase congressuale nazionale l’intero assetto delle scadenze che conoscevamo per la corsa dei dem della Capitale è pronto a tornare in discussione: rinvio del Congresso, rimessa in discussione dei rapporti di forza, Matteo Orfini reggente nazionale. E intanto alcuni collettivi già attivi e posizionati a Roma si sfaldano.

IL SUPPLÌ
(L’antipasto per convincerti a restare)

  • Nel Pd Roma abbiamo scherzato? Possibile: il fatto è che mutate le condizioni, mutano anche le situazioni. Nel primo pomeriggio del 13 febbraio è attesa la direzione nazionale del Partito Democratico in cui il segretario nazionale Matteo Renzi dovrebbe presentarsi dimissionario, dando il via alla fase congressuale nazionale: il che farebbe slittare inevitabilmente, per esigenze tecniche di calendario, le scadenze già previste su Roma e il congresso fissato per il 26 marzo.
  • L’apertura dei giochi nazionali imbriglierà “le truppe romane” nella corsa della segreteria nazionale, con importanti conseguenze nel comportamento di due componenti di grande peso a Roma: i più vicini a Nicola Zingaretti e i franceschiniani di Area Dem, entrambi non distanti dalla gestione del segretario Matteo Renzi.
  • In questo scenario continuano le composizioni e ricomposizioni dei gruppi operativi sul fronte romano: dopo l’iniziativa di presentazione fibrilla il collettivo di Trasforma Roma; prosegue la presentazione dei documenti di Piazza Santa Chiara, importante il peso dei forum tematici del Pd Roma.

Ti è piaciuto il Supplì e credi sia importante restare? Ottimo, qui sotto c’è l’articolo completo con retroscena, notizie e dichiarazioni.


 

Non c’è respiro né tregua; per Lorenzo Guerini, vicesegretario nazionale del Partito Democratico, le opposizioni interne sono “oltre il livello di guardia”: oggi 13 febbraio 2017 il segretario Nazionale Matteo Renzi dovrebbe presentarsi – salvo ripensamenti dell’ultim’ora, piuttosto improbabili – all’attesissima Direzione Nazionale Pd con le dimissioni in mano; di lì, sostengono le agenzie di stampa, l’ex sindaco di Firenze potrebbe “rimettere il mandato e convocare l’assemblea già per il prossimo fine settimana dove le dimissioni verrebbero formalizzate e la fase congressuale sarebbe aperta ufficialmente”.

In poco meno di una settimana dunque l’intero cantiere del centrosinistra si riaprirebbe: e ad essere travolta non sarebbe solo la segreteria di Renzi, ma anche il congresso del Partito Democratico di Roma – già fissato per la fine di marzo, per la precisione il 26. Se venisse ufficialmente aperta la fase congressuale nazionale la consultazione romana di certo slitterebbe: “Mancherebbero proprio i tempi” dice chi è più addentro alle regole del Pd Roma ed è più in contatto con i piani alti del Nazareno. La procedura congressuale del Partito Democratico è infatti particolarmente lunga e articolata su più livelli.

Si dovrà passare attraverso il tentativo, rituale, di trovare un eventuale sostituto a Renzi in Assemblea Nazionale; di lì certificare il collasso dell’attuale gestione del Partito e indire la fase congressuale; si partirebbe allora con le Convenzioni per gli iscritti che porterebbero ad individuare i candidati per le primarie, e di lì la consultazione presso gli elettori: pensare di mandare al voto con questi tempi anche le federazioni commissariate (Roma e Napoli) prima del congresso nazionale sarebbe impossibile proprio da calendario: si dovrebbe dunque attendere la finestra immediatamente successiva all’elezione del nuovo segretario nazionale del Partito Democratico. Tutto porterebbe a rimandare il congresso del Pd Roma, almeno, a maggio: “Ma d’altronde”, mormora un militante a margine di una recente iniziativa politica, “quando c’è da fare il congresso nazionale, i destini dei rampanti dirigenti romani è giusto che passino in secondo piano”.

Tutti tranne uno, forse: perchè c’è un dirigente del Pd Roma che a partire da oggi potrebbe vedere ben più che esteso il suo ruolo; si tratta proprio di Matteo Orfini, presidente nazionale del Partito e commissario della Federazione di Roma che, a norma di statuto, durante la fase congressuale assommerebbe a sé l’intero organigramma del Partito Democratico, esprimendo anche la linea politica del Pd nazionale in attesa del nuovo segretario. Una reggenza, insomma, che proietterebbe l’ex segretario del Partito Democratico Mazzini alla guida del partito di maggioranza relativa del Parlamento italiano.

Fine mandato

C’è un documento di decine di pagine che è chiuso in un cassetto della scrivania di Orfini: è la “Relazione di fine mandato commissariale” con la quale il commissario è pronto a togliersi qualche sassolino dalle scarpe; in quel documento c’è tutto, ma proprio tutto quel che Orfini ritiene di aver trovato nei suoi ormai tre anni di gestione verticale della federazione romana: circoli, debiti, tessere, pratiche, esponenti, nomi e cognomi. La relazione sarà presentata con regolare conferenza stampa quando il mandato commissariale sarà terminato, oltre che di diritto, anche di fatto.

Nel frattempo il Pd Roma non sta certo fermo – anche se qualunque sia lo stato della conta e dell’organizzazione interna, dalla decisione della direzione nazionale con le dimissioni di Renzi tutto è pronto a tornare in ballo. Nella nuova settimana dei democratici romani il punto di partenza è il documento degli animatori del collettivo Trasforma Roma, uno dei gruppi che hanno provato ad immaginare un nuovo corso per il Pd, lanciato in un evento di presentazione presso un noto megastore della Capitale.

Un gruppo politico trasversale per origini (Valeria Baglio, parti di componenti renziane, parti di componenti zingarettiane, militanti eterodossi) e in origine non particolarmente ostile alla gestione commissariale di Matteo Orfini che ha visto sfilare davanti ad un microfono aperto, messo a disposizione di iscritti e dirigenti, praticamente l’intera galassia del Pd Roma, fra esponenti che hanno partecipato convinti a sostegno del documento scritto da Trasforma Roma, “saluti” di altri componenti organizzate e semplici curiosi anche notoriamente molto distanti dalla linea politica che il gruppo dei promotori voleva interpretare.

“Abbiamo chiesto scusa ai romani per i nostri errori ed abbiamo ricordato come il commissariamento sia stata la medicina dolorosa per un partito profondamente malato, nel quale al merito e alle capacità si è spesso preferito la fedeltà” dichiara allo Zaino Verde Giovanni Zannola, coordinatore del forum Sport del Pd Roma. Rimane dunque in campo – in attesa, come l’intero scenario romano, di ciò che accadrà dopo la direzione nazionale – il collettivo animato da Giovanni Zannola, Andrea Sgrulletti, Riccardo Corbucci, Estella Marino, Paola Ilaria e Roberto Fera: “Non facciamo nessun nome per la segreteria, perchè prima della scelta delle leadership sono fondamentali i contenuti. Non siamo contro nessuno, vogliamo solo cambiare paradigma e far tornare di moda preparazione e merito”, dichiara ancora Corbucci allo Zaino Verde.

Sarebbero però bastate poche ore a far sì che il gruppo subisse qualche fibrillazione. Il giorno dopo il lancio dell’evento sul Corriere della Sera, edizione romana, è apparso un articolo che faceva il punto del congresso Pd Roma, sostenendo che il commissario Matteo Orfini avesse intenzione di promuovere la candidatura dell’ex assessore Marco Causi; altre candidature in gioco sarebbero state quella di Valerio Barletta per il collettivo di Piazza Santa Chiara e di Valeria Baglio, appunto, per il gruppo di Trasforma Roma.

«Causi è un ottimo nome – commenta la consigliera capitolina Valeria Baglio – ma forse bisognerebbe pensare a far crescere chi si sta impegnando per far uscire il partito dalla situazione in cui si trova» . (…) «Per ora non c’è alcuna candidatura – risponde dice Baglio – Non siamo nati in contrapposizione a Santa Chiara. Per ora abbiamo altre priorità, prima di tutto chiedere scusa per gli errori fatti per poi ripartire. Il nostro obiettivo è mettere insieme le energie migliori della città e del Partito democratico per una nuova visione di città». E poi aggiunge: «Dobbiamo essere tutti insieme, dobbiamo essere capaci di superare rancori e divisioni. Il PD c’è e deve tornare a farsi sentire
Valeria Baglio, Corriere della Sera Roma

Fonti interne a Trasforma Roma che parlano a condizione di anonimato per esprimersi più liberamente raccontano che i virgolettati della consigliera comunale siano stati vissuti da qualcuno all’interno dei promotori come una “fuga in avanti” di Valeria Baglio. Anche Matteo Orfini ha smentito di avere un candidato per la segreteria del Pd Roma, con un comunicato estremamente critico verso l’edizione romana di via Solferino.

Rimane poi in campo, almeno formalmente, l’esperienza del collettivo Piazza Santa Chiara che sta girando la città per presentare il documento-appello che chiede un congresso a Tesi; sempre più serbatoio degli esponenti che a Roma sono su posizioni più critiche rispetto all’esperienza commissariale di Matteo Orfini, il peso di Piazza Santa Chiara è da calcolare in relazione al ruolo e allo spazio che sceglierà di avere Nicola Zingaretti nella sua corsa personale.

Il presidente uscente della Regione Lazio è sempre più proiettato sul piano nazionale, ed è recentemente tornato a dire qualche parola sulla situazione romana.

“Credo che il congresso di Roma del Pd sia essenziale perché quello che manca è palese: sia la rigenerazione di un soggetto popolare è radicato che ridia corpo a un popolo ed in alternativa necessaria a chi sta governando Roma. Io sono il presidente della Regione, non sono l’opposizione a questa giunta comunale ed anzi stiamo facendo di tutto per collaborare ma è evidente che è tempo di rimettere in campo un progetto politico”. Così il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, a margine di un evento legato al nuovo centro logistico di Amazon in via di realizzazione a Passo Corese. “Credo debba essere un congresso non autoreferenziale e dobbiamo chiamare tutti, militanti, intellettuali, rappresentanti del mondo del lavoro, a rispondere ad una domanda ovvero come ridare futuro e speranza alla Capitale”
Nicola Zingaretti, Aska News

Dichiarazione, questa, che è stata vista come “un passo di interesse” del governatore laziale verso la situazione romana. Ma in che senso?

Molto, moltissimo dipenderà da come sarà strutturato il quadro nazionale del Partito Democratico dopo l’apertura della corsa congressuale indetta delle dimissioni di Matteo Renzi: è noto, per esplicita dichiarazione di Zingaretti stesso, che l’ormai futuro ex governatore del Lazio (che non voglia ricandidarsi alla Pisana è da quasi tutti dato per scontato) abbia tutta l’intenzione di “pesare” di più sullo scenario nazionale. “E se Zingaretti vuole”, ragiona qualche esponente ben addentro alle faccende del Pd Roma, “può gestire da kingmaker il congresso romano, per portare Roma in dote alla piattaforma nazionale” a cui Zingaretti sceglierà di aderire e dare corpo e peso, trasformando così il congresso del Pd Roma in un equilibrio renziani/antirenziani di inedita fattura.

In questo senso è importante anche il comportamento che decideranno di tenere Area Dem, legata al ministro della Cultura Dario Franceschini: le componenti nazionali più vicini al segretario Matteo Renzi – che esprimono gran parte del gruppo del Pd in Aula Giulio Cesare – stanno contribuendo a costruire la linea del “al voto al più presto”, che si compone della terna: dimissioni di Matteo Renzi, congresso del Pd nazionale entro aprile, elezioni a giugno o, al massimo, a settembre. Importante in questo senso la lettera che i Giovani Turchi nazionali hanno scritto a sostegno del ritorno alle urne nel tempo più breve.

Un campo in movimento

Lo snodo della direzione nazionale di oggi è dunque centrale perché potrebbe riconfigurare completamente il quadro dei percorsi in campo: quali candidature nazionali (e, a cascata, quali candidature romane) si porranno in continuità con l’esperienza di Matteo Renzi segretario? Quali invece ne prenderanno le distanze? E in che modo? Tutto inizierà ad essere più chiaro a partire dalle decisioni di oggi.

Per il resto, ci sono due pezzi di Pd Roma che stanno terminando la propria organizzazione; da un lato, il filone nazionale che fa capo alla candidatura a segretario di Enrico Rossi che vede la sua campagna coordinata da Tommaso Giuntella, storico esponente del Pd Roma già candidato alla segreteria cittadina: il blocco dei “Democratici socialisti” ha già annunciato che, nel congresso romano, sarà della partita.

La mancanza di un partito organizzato e di una discussione, e dunque di una proposta per la città, ci espone al rischio di ridurci per l’ennesima volta a un dibattito dell’ultimo momento limitato alle cronache locali e incentrato solamente sul nome calato dall’alto o sul “profilo giusto”, senza che si affronti mai il nodo cruciale della governabilità e della trasformazione della capitale. (…). Non si può lasciare che finisca tra stracci, prepotenze, ricorsi e sentenze del Tar. È ora di discuterne in famiglia. È ora di convocare un congresso – come tra l’altro sta avvenendo in tutte le realtà commissariate – con delle regole che favoriscano la discussione e che restituiscano valore alla tessera, che fondino la comunità politica del partito democratico di Roma e la sua futura classe dirigente non sui pacchetti di voti e di tessere ma sul valore della partecipazione e della militanza. Il contributo di idee dei democratici socialisti non mancherà di certo.
Enrico Rossi-Tommaso Giuntella, Democratici Socialisti per il Pd Roma

Non è l’unico gruppo che si agita nella “parte sinistra” del Pd Roma e che potrebbe dialogare e organizzare gli esponenti più vicini alla “base grossa” della ditta di Pierluigi Bersani: particolarmente attivo su questo fronte il consigliere regionale Riccardo Agostini, esponente di Sinistradem che è stato avvistato al lancio dei comitati ConSenso di Massimo d’Alema e ad alcune contro-assemblee dei pezzi di Sinistra Italiana meno convinti del percorso che porterà al Congresso di Rimini (definito con poca galanteria da Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio, “una sceneggiata basista in cui è già tutto deciso”, a margine dell’evento di domenica 12 febbraio all’Ambra Jovinelli).

Queste ad ora le squadre in campo; solo se escludiamo dal conto, però, una delle azioni politiche più criticate dagli oppositori di Matteo Orfini: l’organizzazione dei Forum Tematici del Partito Democratico di Roma.

Salute, immigrazione, lavoro, politiche sociali, mari e fiumi, ambiente, trasporti, agricoltura, scuola, cultura, economia: sono questi alcuni fra i temi dei forum democratici che sono stati lanciati in un evento a via Palestro lo scorso 13 novembre; dopo tre mesi di lavoro i forum si incontrano con cadenza regolare ed espongono in iniziative pubbliche il risultato del proprio lavoro e la propria visione di città.

Per chi apprezza le mosse del commissario romano, i forum sarebbero una positiva prova di elaborazione politica e di ri-organizzazione del Partito Democratico romano, un autentico vanto assieme alle iniziative di solidarietà nei circoli e alla riapertura di alcuni presidi del partito nelle periferie (Tor Bella Monaca, Pineta Sacchetti); per chi è meno convinto dell’azione di Matteo Orfini, l’organizzazione dei forum sarebbe niente più che un tentativo, anche maldestro, di composizione di una sorta di “segreteria ombra”: in una strategia in cui, vada come vada il congresso romano, chiunque vinca dovrà tenere conto di un lavoro solido e pesante portato avanti in più mesi.

Copertina: Capture / Unità.tv