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27 Febbraio 2017

Congresso Pd Roma, il ritorno di Nicola Zingaretti

Il governatore del Lazio appoggia Andrea Orlando, cambiano le carte in città: consultazioni romane rimandate all’autunno?

Ci sono personalità in grado di cambiare storie già scritte: a Roma, una di esse è Nicola Zingaretti. Per molti, il governatore della Regione Lazio era serenamente avviato verso una carriera nazionale, magari a sostegno di Matteo Renzi. La candidatura alle primarie nazionali di Andrea Orlando scompagina il quadro e il presidente uscente della Pisana sceglie di planare con tutto il peso, suo proprio e quello degli esponenti a lui più vicini, sulla corsa del Guardasigilli del governo renziano. A Roma si annunciano giorni congressuali di grande frenesia per le primarie nazionali, mentre torna ad allontanarsi la data del congresso romano: in città si potrebbe votare, sembra, in autunno.

Congresso Pd Roma, il ritorno di Nicola Zingaretti

Il supplì

  • Con la pubblicazione dei membri della Commissione Nazionale per il Congresso e del Regolamento congressuale si apre la corsa verso le primarie Pd 2017; il principale partito del centrosinistra italiano va ad una conta interna in cui Matteo Renzi, segretario nazionale uscente, tornerà a cercare la sua legittimazione con il voto degli iscritti prima, e quella dei gazebo poi.
  • Un congresso di partito è fatto di scelte e di posizionamenti, di sostegno a linee politiche e agli esponenti che le incarnano: a cambiare il quadro dei giochi in città rischia di essere la partita del ministro della Giustizia del governo di Matteo Renzi, Andrea Orlando: che incassa il sostegno fondamentale e pesante di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio ed esponente con un radicato ed articolato consenso territoriale.
  • Il regolamento congressuale del Pd assegna alla Commissione Congresso e al garante nazionale la decisione della data sul congresso romano: voci di corridoio e valutazioni di opportunità sembrano prefigurare uno slittamento delle urne romane fino all’autunno 2017: il che vedrebbe il partito della città viaggiare verso il quarto anno di ininterrotto commissariamento del presidente nazionale e reggente politico del Partito Democratico, Matteo Orfini.

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“Una sola domanda: nel regolamento congressuale è prevista anche la finestra per le federazioni commissariate? Perché, ve lo devo dire, noi non ce la facciamo proprio più….”: è Aurelio Mancuso a prendere la parola alla Direzione Nazionale del Partito Democratico presieduta dal presidente-segretario-commissario romano del Pd Matteo Orfini. Il componente della Commissione Nazionale di Garanzia del Pd e sub-commissario territoriale del V Municipio, Prenestino-Pigneto lancia una sorta di “grido di dolore” della classe dirigente commissariale romana, che si prepara a portare il Pd verso la fase congressuale nazionale: una competizione cittadina che, giurano tutti, a questo punto sarà “una corsa vera”. E per un motivo preciso.

Da un lato ci sarà la scuderia della mozione di Matteo Renzi che, sostiene chi sta lavorando nei territori romani tradizionalmente più vicini all’ex sindaco di Firenze, continua a radunare simpatia, sostegno e picchi di richieste di tesseramento da parte di “cittadini comuni, nuovi alla politica”; dall’altro, dietro consigli più o meno spassionati di amici e fedeli e un’importante citazione diretta da parte di un dirigente nazionale del calibro di Goffredo Bettini, si prepara a giocare una partita di grande peso chi può davvero schierare una gigantesca potenza di fuoco nella capitale: il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che, in un comunicato, ha annunciato il suo sostegno esplicito alla candidatura di Andrea Orlando alla segreteria nazionale del Partito Democratico.

Erano in tanti giovedì 23 febbraio alla sezione del Pd Marconi, la storica sede del Partito Comunista al Porto Fluviale, l’unica ad aver sempre resistito alle  ondate di destra che hanno coinvolto la città – compresa, ha ricordato Massimo Bordin sul Foglio, la slavina berlusconiana del 1994; erano in tanti, e molti erano zingarettiani.

Era presente Massimiliano Valeriani, capogruppo alla Pisana del Partito Democratico, e tanta della classe dirigente più vicina a quello che, per tutti, da sempre è “Nicola”; una candidatura, quella di Orlando, che ha già fatto partire un potente rimescolarsi di posizioni e schieramenti nella capitale: perché con in campo il ministro della Giustizia, uomo forte della sinistra dem, il primo dato da commentare è quello della rottura, sui territori come al livello nazionale, della componente dei Giovani Turchi. 

 

“E’ che siamo egemonici…”, commenta ironico uno degli esponenti più vicini a Matteo Orfini: o per meglio dire, divisi. E’ sufficiente fare il conto delle facce e dei volti presenti al Porto Fluviale: c’erano Anna Rossomando, Elisa Simoni, Aurelio Mancuso, Rosaria Capacchione – quattro subcommissari territoriali in altrettanti territori della città; c’era lo stato maggiore della componente di Nicola Zingaretti, e pezzi importanti dei Giovani Democratici, da sempre contemporaneamente molto vicini a Matteo Orfini e in cerca di una narrazione credibile che eviti di presentarli come poco più che droni del commissariamento; e assenti, al contempo, tutti gli esponenti della filiera più vicina all’ex segretario del Pd viale Mazzini – gli uomini dell’alleanza fra Turchi e renziani che ha costruito la candidatura a sindaco di Roberto Giachetti e ha sostenuto fino all’ultimo miglio l’azione del commissariamento romano.

 

Un sistema di presenze e assenze che disegna delle squadre chiare: “Matteo Orfini s’è apparechiato il congresso romano attraverso la commissione nazionale per il congresso”, ghigna qualcuno fra i più vicini a Nicola Zingaretti, a condizione di anonimato per parlare più liberamente: il riferimento è ai tre esponenti romani inseriti nella commissione che gestirà il congresso nazionale, che però, replicano da ambienti vicini ai diretti interessati, sono stati coinvolti nel percorso congressuale “per loro meriti e peso specifico” a livello nazionale, altro che “operazione biscotto”; parliamo di Micaela Campana per Sinistra e Cambiamento, una componente che perde parti importanti a Roma con Marco Miccoli avvistato fra i primi a presentarsi al Porto Fluviale per sostenere Orlando; parliamo di Claudio Mancini, storica colonna dei Giovani Turchi romani; e parliamo di Roberto Morassut, personalità di peso che davanti all’esplicita offerta di Pierluigi Bersani ai tempi delle primarie romane rispose secco: “Grazie, ma sto con Renzi”.

 

Questa dunque la formazione nel fronte renziano; dall’altra parte, sembra, si posizioneranno tutti gli altri e prima fra tutti, come dicevamo, la presenza non scontata, non leggera né irrilevante di Nicola Zingaretti; viene definito “inaspettato” e “insolito” un posizionamento così netto di “Nicola” a sostegno di Andrea Orlando: il governatore della Regione Lazio ha da sempre abituato chi meglio lo conosce a movimenti da passo felpato, e aveva da tempo rilasciato interviste in cui chiariva la sua intenzione di pesare di più sul quadro nazionale, anche prendendo in considerazione l’idea di non ricandidarsi alla Regione Lazio; ma con una scelta così netta a favore di un progetto politico come quello del Guardasigilli del governo Renzi – che non parte vincente, ma che anzi, ha qualcosa da dimostrare – Roma è pronta a settimane di contesa vera, persino muscolare sui territori. Gli spazi nazionali per Nicola Zingaretti sembrano a questo punto ridursi, e non è esclusa  la corsa per il secondo mandato alla Pisana  – ipotesi che da quasi tutti era data come esclusa solo qualche settimana fa.

 

Oltre ai nomi, e alle squadre, il primo cruccio dei militanti, dirigenti e partecipanti all’imminente congresso Pd Roma sembra essere: le assise romane saranno successive o contemporanee al congresso nazionale? Secondo le preoccupazioni di alcuni dei gruppi già in campo il treno renziano spingerebbe per celebrare le consultazioni romane il 30 di aprile, assieme alle primarie nazionali. Se Trasforma Roma, il collettivo plurale e trasversale che ha scritto il documento su “Rigenerare il Pd” per ora rimane alla finestra senza specifiche prese di posizione in un quadro che viene definito “comunque chiaramente cambiato”, Piazza Santa Chiara, il collettivo politico proposto da alcuni ex presidenti di Municipio non particolarmente distanti da Nicola Zingaretti ha chiesto appena prima del weekend garanzie precise sullo slittamento delle consultazioni romane; l’obiettivo è quello di evitare “la gazebata” o, come dice qualcuno, “una conta da bagno di sangue in città”.

E’ il regolamento congressuale approvato dalla Direzione Nazionale del Partito a deliberare chi deciderà e come saranno decise le date per i congressi nelle federazioni commissariate.

Le Federazioni provinciali/territoriali già oggetto di intervento da parte della Segreteria nazionale, potranno celebrare i Congressi straordinari, secondo modalità che saranno valutate dalla Commissione nazionale caso per caso, sentito il parere della Commissione nazionale di Garanzia.
Partito Democratico, Regolamento congressuale 2017

Fra l’altro il regolamento congressuale prevede che chi ha pagato l’iscrizione al Partito Democratico entro il 28 febbraio non sia tenuto a versare i canonici due euro il giorno delle primarie.

Gli iscritti al Partito Democratico, in regola con il tesseramento, non sono tenuti al versamento del contributo di due euro, e sono automaticamente iscritti all’Albo delle elettrici e degli elettori.
Partito Democratico, Regolamento congressuale 2017

Sarà, in ogni caso, ai risultati del congresso nazionale che bisognerà fare attenzione: dalla performance sul territorio delle mozioni di Matteo Renzi e Andrea Orlando (Michele Emiliano, attualmente, non sembra avere amici a Roma) si capirà come saranno composte le liste elettorali delle prossime elezioni politiche generali: se a Roma la partita è aperta, meno dubbi si possono avere sulle altre province laziali. Rieti è saldamente pattugliata da Area Dem, la componente di Dario Franceschini e Piero Fassino che, ottenuta la data delle primarie in un giorno incompatibile con le elezioni anticipate a giugno, non dovrebbe dare particolari pensieri a Matteo Renzi; Frosinone e Latina sono abbastanza saldamente fedeli a Matteo Orfini e al segretario uscente, e anche da Viterbo non dovrebbero arrivare sorprese.

Sembrano poi pesare ben poco in città le forze dei fuoriusciti del Pd: il Movimento dei Democratici e dei Progressisti conta l’uscita confermata, ad oggi, del solo consigliere regionale Riccardo Agostini che seguirà Massimo d’Alema e Pierluigi Bersani nella nuova creatura politica: “Queste ricostruzioni fatte di giochi di corrente mi annoiano”, dichiara Agostini allo Zaino Verde: “Qui non se ne vanno dei dirigenti, non se ne va d’Alema. E’ una cultura politica che esce dal Pd, che è sempre più un partito liberaldemocratico privo di una vera tradizione socialista”. A proposito di socialismo, si registra una defezione importante nei ranghi del nuovo soggetto politico a trazione dalemiana: quella di Tommaso Giuntella.

Già nel comitato per Pierluigi Bersani segretarui nel 2013, e grande organizzatore e uomo macchina della campagna congressuale per Enrico Rossi segretario del Pd, il già capogruppo del Pd al I Municipio romano sceglie di rimanere nella casa madre, pur con “immutata stima” nei confronti del governatore toscano.

Sarà che, come scrive Giuntella, sono in tanti a Roma e in Italia a voler dare “l’ultima occasione” al Partito Democratico: che si svolga contemporaneamente, o immediatamente dopo il congresso nazionale, tutti si aspettano comunque che il congresso romano diventi una consultazione “a cascata”, consequenziale alla corsa nazionale. Proprio per questo si farebbe strada un sentimento comune, sia nelle riunioni del fronte più vicino a Matteo Renzi, sia nei coordinamenti di chi sta costruendo le liste nazionali per Andrea Orlando a Roma: il congresso romano potrebbe slittare all’autunno. “Che lo facciamo a fare in queste condizioni?”, si chiede al telefono una fonte vicina alla squadra del segretario uscente Matteo Renzi, che parla a condizione di anonimato per esprimersi più liberamente: “Non lo vuole fare nessuno, e comunque, non ci sono i nomi, non c’è chi voglia candidarsi a segretario. Aspettiamo”, chiosa; il che non vuol dire, come è ovvio, che sui territori e nei municipi le corse, le lotte e i posizionamenti precongressuali non siano già da molto tempo iniziati.

Copertina: Nicola Zingaretti / Facebook