La democrazia, è un lavoro duro (B. Obama)
8 Giugno 2016

Elezioni Roma 2016: trenta ore ai seggi senza dormire è democrazia?

Alle elezioni del 5 giugno si è votato in un solo giorno: illeciti segnalati a Roma e polemiche. Si può fare in altro modo? Con qualche modifica, sì.

Si è concluso il primo turno delle elezioni amministrative e comunali 2016: a Roma, al ballottaggio vanno Virginia Raggi, candidata sindaco del Movimento Cinque Stelle, e Roberto Giachetti, del Partito Democratico. Al seggio centrale scrutatori e rappresentanti di lista assistono allo spoglio ufficiale dopo quasi trenta ore consecutive di lavoro: la chiusura dei seggi è stata alle 23 e lo scrutinio dei voti per seggio, in alcuni casi, si è protratto fino alle 6 del mattino. Così in tutta Italia.

Elezioni Roma 2016: trenta ore ai seggi senza dormire è democrazia?

Il supplì

  • Il primo turno delle elezioni amministrative comunali a Roma, Milano, Napoli e in tutti i comuni al voto si è tenuto in un’unica data lo scorso 5 giugno: il motivo? Risparmiare sui costi. Questo ha imposto a scrutatori, presidenti di seggio e personale elettorale circa 30 ore consecutive di lavoro ai seggi.
  • Candidati e rappresentanti di lista sostengono che una procedura di voto così faticosa sia fuori dal buon senso e comporti dei rischi per la democrazia, perché stare ai seggi richiede estrema attenzione e mantenerla alta per tutta la notte è difficile se non pericoloso. «Sì», mi dicono i rappresentanti di lista: «Abbiamo visto degli illeciti».
  • Non sarebbe meglio, alla fine del giorno di voto, sigillare il seggio e tornare la mattina dopo per lo scrutinio? Esistono delle leggi che permettono di fare così per altri tipi di elezioni e in altri paesi la situazione è migliore; alcuni parlamentari si stanno attivando. Giuditta Pini (deputata del Partito Democratico): «In Friuli Venezia Giulia hanno chiuso le urne la sera e fatto lo scrutinio la mattina. Facciamo così anche altrove».

Ti è piaciuto il supplì e hai ancora fame?

Ottimo. Qui sotto c’è la storia completa con notizie, video e grafici!

Roma dopo le elezioni amministrative e comunali è una città di morti viventi, di zombie. Ci sono persone che non dormono da tre giorni di fila: sono i rappresentanti di lista, scrutatori, presidenti di seggio, candidati all’Assemblea Capitolina e nei municipi che hanno assistito per tutta la notte fra 5 e 6 giugno, e poi al seggio centrale fra il 6 e il 7 giugno, alle operazioni di spoglio – che, per quanto riguarda le preferenze dei candidati ai municipi, non sono ancora del tutto concluse. «Ma quale finito», mi dicono dal seggio centrale: «Siamo ancora qui».

LE OPERAZIONI DI VOTO? «UNA FOLLIA»

«È stata una follia», dicono militanti di partito e appassionati di politica che ho intercettato ieri al seggio centrale, presso i locali della vecchia Fiera di Roma in via Cristoforo Colombo.

elezioni comunali 2016 trenta ore al seggio centrale
Roma, il seggio centrale all’Ex Fiera di Roma. Foto M. Ciampicacigli

«Non è davvero possibile gestire le elezioni in questo modo. Rischiamo di sbagliare», mi dice una militante del Partito Democratico, rappresentante di lista per uno dei municipi della zona sud di Roma, mentre attende in uno dei padiglioni dell’ex fiera: alle 2 del pomeriggio di martedì lo spoglio ufficiale ancora non è iniziato.

Le polemiche, pubblicate sui social network, in effetti non sono mancate: Paolo Martini de La Stampa ha pubblicato il suo “racconto semiserio” di trenta ore passate dentro un seggio elettorale.

Alle undici di sera di domenica ero convinto che alle quattro sarei andato a casa. Alle tre ho cominciato a pensare con piacere che avrei visto l’alba dentro un istituto scolastico, come non mi succedeva dai tempi delle scuole occupate. Alle cinque ho cominciato ad interrogarmi sul motivo per cui il procedimento elettorale non è un po’ più agile. Non dico voto elettronico, ma almeno qualcosa che consenta a qualcuno che può farlo di votare da casa (…).  Alle sei gli interrogativi riguardavano la formazione delle nostre istituzioni, scrutatori, segretari e presidenti di seggio compresi: possibile che sia l’unico modo, questo? (…)Alle sette, quando ancora non avevamo finito di capire come era andata in una delle due elezioni, quella del Comune, ho cominciato a ricordare che fuori il resto del mondo già sapeva quasi tutto, e noi, della sezione elettorale 22, ancora non avevamo consegnato nulla.

Dai seggi mi arrivano storie anche peggiori. «Nel caos generale», mi dice al telefono una rappresentante di lista, «le persone vanno nel pallone. Anche i presidenti di seggio esperti erano stremati, e lì arriva l’illecito: non per cattiveria, ma per stanchezza. Ti faccio un esempio: eravamo tutti stanchi e il presidente di seggio ha detto a noi rappresentanti di lista: compilate voi i verbali». Questo significa che i delegati dei partiti hanno materialmente segnato sui verbali ufficiali quanti voti hanno preso partiti e liste: un rischio molto grosso. «Noi siamo stati bravi e abbiamo segnato tutto onestamente: ma tecnicamente, è un illecito». Di situazioni del genere, mi dice, ne ha viste varie.

SI VOTA IN UN GIORNO SOLO PER RISPARMIARE SUI «COSTI DELLA DEMOCRAZIA»

Alle elezioni del 2013 era andata diversamente: il voto era spalmato su due giorni e questo ha consentito le operazioni di spoglio a partire dalle 15 del secondo giorno di voto. Fra il primo e il secondo giorno i seggi sono stati chiusi, sigillati e sorvegliati dalle forze dell’ordine e il personale è tornato la mattina dopo. Dal 2013 a oggi, però, la legge è cambiata.

A decorrere dal 2014 le operazioni di votazione in occasione delle consultazioni elettorali o referendarie si svolgono nella sola giornata della domenica, dalle ore 7 alle ore 233.

Così decide la Legge di Stabilità per il 2014 che, volendo tagliare “i costi della democrazia” ha imposto il voto in un solo giorno e lo scrutinio subito dopo la chiusura delle urne; lo scrutinio deve necessariamente concludersi entro le 12 ore dalla chiusura del seggio altrimenti devono intervenire le forze dell’ordine per sigillare tutto e inviare i verbali, anche se incompleti, al seggio centrale – caso che, a Roma, si sarebbe in effetti più volte verificato.

TRENTA ORE AI SEGGI E LA CITTÀ SENZA AUTOBUS

La giornata di voto a Roma, oltre che alla politica in senso stretto, ha creato disagi alla cittadinanza in generale visto che moltissimi autisti dell’Atac, la municipalizzata del trasporto pubblico, hanno utilizzato il permesso previsto per gli scrutatori e partecipanti ai seggi e da due giorni sono al lavoro con i conteggi delle schede. C’è chi ha dovuto farsela a piedi perché gli autobus non passavano.

Questa problematica situazione è stata causata da una legge, e quindi deve essere il Parlamento a modificarla: Julian Colabello è consigliere uscente del Partito Democratico nel Municipio Roma XIV, un territorio a nord della capitale.

L’interrogazione parlamentare è stata in effetti presentata dalla deputata di Modena Giuditta Pini, eletta con il Partito Democratico, che in un video mi ha spiegato cosa ha chiesto ad Angelino Alfano, ministro dell’Interno del governo di Matteo Renzi.

Secondo l’interrogazione parlamentare, la procedura di voto che abbiamo utilizzato lo scorso 5 giugno è molto rischiosa.

Ventinove ore consecutive rischiano di rendere impossibile il corretto svolgimento delle operazioni di scrutinio, per oggettivi motivi fisici e di stanchezza e quindi rischiano o di far requisire il seggio dalla pubblica sicurezza dopo 12 ore (…) ( come accaduto in più seggi durante il primo turno delle amministrative appena svolte) o di invalidare i risultati.

E’ possibile fare in un altro modo?

ELEZIONI, DALLA FRANCIA AL FRIULI È DIVERSO

Ovviamente, sì.

Al seggio. Foto Kiki Follettosa / Flickr
Al seggio. Foto Kiki Follettosa / Flickr

L’onorevole Pini fa riferimento al Friuli Venezia Giulia che, essendo regione a statuto speciale, ha la facoltà di modificare in parte la normativa nazionale. Nei comuni friulani in cui si è votato il 5 giugno, si è così potuto scrutinare con calma la mattina dopo.

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(la data dello scrutinio è evidentemente sbagliata nel comunicato ufficiale: si intende lunedì 6 giugno. Fa fede la data del comunicato)

I sistemi elettorali sono molti e diversi; partiamo dagli Stati Uniti d’America dove il voto al seggio è elettronico, e viene dunque calcolato da macchine. In Inghilterra innanzitutto è possibile il voto anticipato: i cittadini possono votare entro una certa data, per posta e con calma, oppure recarsi il giorno del voto alle «polling station»; il vademecum elettorale del Regno Unito spiega al presidente di seggio che, una volta concluse le operazioni di voto, deve redigere un verbale «formale» (numero delle schede votate, numero delle schede marcate come sospette, numero delle schede votate da disabili), impacchettare tutto e curare che venga trasferito al Count Center, il centro di spoglio: il conto dei voti viene dunque effettuato a parte e non dalle stesse persone che sono state tutta la giornata ai seggi. In Francia lo spoglio è simile all’Italia, ma i seggi chiudono alle 18 – massimo alle 20 – e sopratutto è pubblico, cioè i cittadini possono circolare fra i banchi mentre il personale di seggio effettua lo scrutinio. 

Lo scrutinio si effettua sui banchi, intorno ai quali i cittadini possono circolare per verificare lo svolgimento delle operazioni.
(Wikipedia)

Senza andare troppo lontano, poi, il posticipo delle operazioni di scrutinio è già previsto dalla normativa italiana: se un’elezione amministrativa si celebra nello stesso giorno rispetto ad un’elezione “più importante” come ad esempio le politiche o le regionali, è previsto che lo spoglio delle comunali possa essere “posticipato”.

Per lo svolgimento contemporaneo delle elezioni amministrative con le elezioni regionali, ai seggi elettorali sono fornite distinte pubblicazioni (…)
7) dopo di che, il seggio inizia immediatamente le operazioni di scrutinio per le elezioni regionali;
8) concluso tale scrutinio, il seggio rinvia alle ore 14 del lunedì le operazioni di scrutinio relative alle elezioni comunali e circoscrizionali;

Così è stato nel 2013, quando si è votato il 24 e 25 febbraio per le elezioni politiche e, contemporaneamente, per il voto in molte regioni.

Foto copertina: Boch / Flickr