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8 Giugno 2016

Alessandro Mustillo e il Partito Comunista fra Pyongyang e la Roma di Virginia Raggi

Ho intervistato il candidato del PC a sindaco di Roma: fra la Capitale d’Italia, quella della Corea del Nord, il ballottaggio e i Retake che “hanno rotto le palle”.

Ci sono i manifesti con la Falce e il Martello sui muri della città e sui pannelli delle elezioni amministrative comunali Roma 2016: il Partito Comunista, formazione del segretario Marco Rizzo, ha candidato a sindaco Alessandro Mustillo, 27 anni, segretario politico del Fronte della Gioventù Comunista, l’organizzazione giovanile del partito: il PC alle elezioni romane ha preso più di diecimila voti. Ho incontrato, e intervistato, il candidato sindaco: «Strategicamente», ha detto «spero nella vittoria di Virginia Raggi al ballottaggio».

Alessandro Mustillo e il Partito Comunista fra Pyongyang e la Roma di Virginia Raggi

Il supplì

  • Prima delle elezioni sono stato al comizio conclusivo del Partito Comunista di Marco Rizzo, che a Roma ha candidato a sindaco Alessandro Mustillo, segretario del Fronte della Gioventù Comunista. È stata un’esperienza interessante: una piazza piena alla Garbatella, quartiere popolare di Roma, militanti prevalentemente giovani e giovanissimi.
  • Alle elezioni romane il Partito Comunista ha preso oltre diecimila voti, ottenendo un risultato appena inferiore all’1%. Mustillo è stato il più giovane dei candidati in corsa.
  • Ho incontrato e intervistato Alessandro Mustillo; abbiamo parlato di Roma, del Partito EComunista, dell’amministrazione, dei sindacati, delle municipalizzate, mi ha detto che i Retake – i cittadini che puliscono Roma in autonomia – sono dannosi per la città, e gli ho chiesto dei legami del PC con la Corea del Nord – visto che spesso gli esponenti del partito hanno solidarizzato con il regime di Pyongyang – e mi ha detto che preferirebbe, almeno strategicamente, la vittoria al ballottaggio di Virginia Raggi.

Ti è piaciuto il supplì e hai ancora fame?

Ottimo. Qui sotto c’è l’intervista completa con foto, video e grafici.

Piazza Bologna a Roma, secondo Municipio. Uno dei territori in cui il Movimento Cinque Stelle che manda al ballottaggio delle elezioni amministrative e comunali Virginia Raggi non ha prevalso contro il Partito Democratico di Roberto Giachetti: qui, il centrosinistra tradizionale rimane primo. Un quartiere bene, diciamo, fra i Parioli e l’università, non certo una delle periferie su cui il Partito Comunista ha incentrato la sua campagna elettorale.

Alessandro Mustillo, segretario del Fronte della Gioventù Comunista e candidato sindaco a Roma
Alessandro Mustillo, segretario del Fronte della Gioventù Comunista e candidato sindaco a Roma

Qui, in un noto locale della movida giovanile romana, incontro e intervisto Alessandro Mustillo, il segretario del Fronte della Gioventù Comunista, l’organizzazione giovanile del partito guidato da Marco Rizzo, e candidato a 27 anni alla carica di sindaco di Roma. Un’intervista che si conclude sulle panchine della piazza dove Mustillo mi racconta che Pyongyang, la capitale della Corea del Nord – paese con il quale il PC ha più volte solidarizzato – sarebbe un luogo di grande valenza architettonica.

(Alessandro Mustillo parla di Pyongyang. Durata video: 30 sec)

Sarai soddisfatto, immagino, per il risultato elettorale.

Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo in termini assoluti, diecimila voti. Non in termini percentuali, puntavamo all’1%. Tuttavia, sono voti importanti e volevamo dare un segnale alla città.

Facciamo una roba da comunisti, l’analisi del voto.

L’analisi è presto fatta. La città ha mostrato la volontà di votare contro un sistema politico fatto di vecchi partiti; il Movimento Cinque Stelle, nel breve periodo, è lo strumento di questo cambiamento. Nel breve periodo, attenzione: il voto ai Cinque Stelle non è un voto strutturale. Passerà.

Lo dici sulla base di un’analisi o il tuo è, come dire, un wishful thinking, un pensiero speranzoso?

E’ nei fatti. Il Movimento propone un cambiamento che è inattuabile. Si propone di risolvere i problemi della città governando secondo legalità e trasparenza; questo significa intaccare a malapena la superficie del problema. Parlano di rigettare il debito senza citare i parametri europei. E’ un partito antisistema che si muove all’interno del sistema che dice di combattere, ed è, dunque, funzionale al sistema stesso. L’alternativa del futuro siamo noi.

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Attacchiamo cogli slogan, vedo.

Nonè, sono dati. Nei municipi noi prendiamo sistematicamente un terzo dei voti in più che prendiamo al comune: questo significa che ci sono persone che ci dicono, “investo su di voi, ma non è ancora il momento”. Al comune hanno votato il Movimento Cinque Stelle e al municipio noi, perché non siamo ancora pronti. Lo sappiamo noi, e lo sanno i nostri elettori. Ma il dato è significativo, come è significativo il fatto che molte delle forze “cosiddette” di sinistra si sono già riposizionate a favore del Movimento Cinque Stelle.

Tipo?

Va bene, hai detto che vuoi un’intervista fuori dalle righe e lo sarà anche per me. Sindacalisti di base, ad esempio: ero all’assemblea dell’Usb, l’Unione Sindacale di Base, dove ho aspettato due ore e mezzo per parlare; poi è arrivata Virginia Raggi e ha avuto il privilegio di parlare dieci minuti da sola appena è arrivata, rimanere un quarto d’ora e andare via. Così anche l’assemblea dei movimenti di Roma Comune al Nuovo Cinema Palazzo. Le forze sedicenti popolari hanno già scelto il Movimento.

Forse manca un attacco da parte vostra alle “forze di massa” della città…

E quali sarebbero queste forze di massa? La città ormai è depoliticizzata. Nelle assemblee di ogni genere c’è ormai solo ceto politico”.

Senti, abbiamo iniziato parlando subito di politica, però in realtà ho sbagliato, volevo sapere prima di tutto di te. Ti chiedo subito: lo sai quanto costa un litro di latte?

Io compro un litro e mezzo della Centrale di Roma, costa due euro e mezzo, tipo.

Ok. Qui siamo a Piazza Bologna, non certo nella periferia hard della capitale, e siamo in un posto tipico della movida “bene” dellla città. Ti faccio un quadro di quelli cattivi, e tu me lo smonti: sei un ragazzetto figlio dei ricchi che si è innamorato della falce e martello tanto per diventare l’ennesimo politicante?

Primo, non sono figlio dei ricchi. I miei sono lavoratori salariati; sono andato a scuola al Giulio Cesare invece che andare al Tasso, perché lo consideravo troppo radical chic. Ho scelto un liceo di destra e questo fra l’altro mi ha favorito, visto che ho sistematicamente vinto tutte le elezioni con percentuali che manco in Bulgaria negli anni ‘70; ho sempre snobbato la sinistra intellettualoide. I miei genitori sono persone normali che forse speravano in un figlio che tentasse l’ascesa sociale, prima di rendersi conto che questa ascesa sociale non solo è impossibile, ma è ingiusta. Politicanti definirei i ragazzi della mia età che sposano progetti politici a cui non credono pur di fare carriera, o che vengono, in alternativa, “sfruttati” dai politici di professione che li incapsulano in cordate di vario genere.

Se parli dei Giovani Democratici, saprai che in questa città sono ritenuti essere la parte migliore del centrosinistra.

Va bene, senti, posso dirti?

Certo.

Io sono entrato nella Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani a 14 anni, e già lì ci dicevano che noi, organizzazione giovanile, eravamo una cosa, e il partito, e il governo, altro. Sai cosa? Troppo comodo: i Giovani Democratici vivono nelle sezioni di un partito, il Pd, in cui possono fare politica liberamente. Che ne sanno del doversi aprire sezioni dovendole pagare 800 euro al mese a prezzo di mercato? Per questo ti dico che 10mila voti saranno pochi, ma sono nostri, tutti nostri.

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I manifesti del Partito Comunista in zona piazza Sempione

 Quante sezioni avete, aperte?

Zero, per ora, appunto; entro l’anno puntiamo a cinque. Dopo il voto abbiamo avuto circa trecento richieste di iscrizione e molti compagni da altri partiti, pezzi interi di vecchie sigle, ora cercano noi. Ogni lavoratore ci versa trenta, quaranta euro al mese e ci troveremo delle sedi da affittare. Sono finiti i tempi d’oro dell’Ater che dava in affitto le sedi ai partiti al 10% del valore.

Senti, torniamo a Roma. Ho sentito il vostro comizio finale e avete detto una cosa che mi ha colpito – e che mi trova d’accordo: le associazioni di cittadini che “sostituiscono” il comune dove l’amministrazione non arriva, tipo i Retake, secondo voi sarebbero sbagliate. Parliamone.

Ah, qui andiamo forte vedo.

Sì anzi, te la metto proprio così: i Retake hanno rotto le palle?

Sì. Le persone certamente lo fanno in buonafede, ma potenziando questa realtà non solo non aiutano ma anzi danneggiano il bene comune. A Roma si pagano già le tasse più alte d’Italia, i soldi che abbiamo vengono spesi in sprechi. Ci sono servizi scadenti e invece di assumere i lavoratori, buttiamo i soldi. Altra malattia è l’appalto dei servizi a forme di “cooperazione” più o meno sociale o più o meno vera. Questa roba si chiama: deprezzamento del salario. Noi dobbiamo fare una battaglia, invece, per la cultura del lavoro.

Va bene, rifaccio l’avvocato del diavolo: tenere la città pulita costa troppo, pensateci voi. Quanto costa uno spazzino? Mille? Va bene, ecco cinquecento e lo fa la cooperativa allo stesso prezzo.

Se dobbiamo sostenere questo debito pubblico è chiaro che andremo noi in giro in strada a tappare le buche. Roma è 10 volte Milano ed è una città cresciuta senza alcuna urbanizzazione regolata. E’ facile fare il trasporto pubblico a Milano, è facile tenerla pulita. Che ci vuole? A Roma ci sono interi quartieri venuti su coi condoni. Bisogna organizzare una città, invece che potenziare i Retake.

Senti, parlavi del debito, e quindi entra in gioco l’Europa. A me smettete di stare simpatici quando iniziate ad andare fuori dal mondo con derive complottare tipo “l’Europa, i padroni, le Banche, il TTIP”. Per cui, chiedo: tu sei europeista?

No. Nel 1953 il Partito Comunista fu l’unica forza a votare contro l’ingresso dell’Italia nel mercato unico europeo.

E Altiero Spinelli?

Quello venne dopo. Candidato come indipendente quando il PCI di Enrico Berlinguer allentò la tensione su certi valori. Finché il Partito Comunista è stato coerente è stato antieuropeista; possiamo tranquillamente acquisire tutti i lati positivi dello sviluppo capitalista – se parliamo di Erasmus o di altre chicche del genere; ma resta un fatto che l’Italia fuori dall’Euro era la seconda potenza industriale d’Europa, ora abbiamo le macerie.

Altiero Spinelli, deputato comunista al Parlamento Europeo, ha firmato insieme ad Ernesto Rossi il Manifesto di Ventotene, ritenuto il documento fondante dell'Unione Europea.
Altiero Spinelli, deputato comunista al Parlamento Europeo, ha firmato insieme ad Ernesto Rossi il Manifesto di Ventotene, ritenuto il documento fondante dell’Unione Europea.

Forse stiamo andando troppo in là.

No. Io sono contrario a dividere i microsistemi dai macrosistemi, il piccolo dal grande. E’ proprio sbagliato, e sicuramente non è da marxisti. Sotto la buca che non viene riparata a Roma c’è la mancanza delle politiche sociali. Le buche sono sulle strade perché la politica vuole privatizzare e svendere. Gli autobus non girano, non perché gli autisti sono cattivi – c’è anche qualcuno che non fa il suo lavoro, ma è una minoranza, e fermarci lì spiega solo una parte del problema. L’interesse è far sì che il pubblico vada male per poterlo vendere, privatizzare. E’ politica.

Siamo sulle municipalizzate, bene. Un partito autenticamente comunista immagino rivendichi la supremazia del pubblico; come dialogherebbe un sindaco comunista con quel covo di inefficienza e clientelismo che sono le municipalizzate della città?

Parlerei direttamente ai lavoratori. Petroselli evitava gli scioperi perché andava lì e parlava. Parlerei direttamente con i lavoratori scavalcando i sindacati e impostando una politica che non punti a diritti farlocchi come i permessi e altre prebende, ma parlando di politica dei salari. E darei voce a risorse sane e oneste che ci sono e che sono le prime a dispiacersi che il proprio collega non lavori. In secondo luogo, il problema non sono solo le proposte politiche ma la cinghia di trasmissione. E’ l’amministrazione che non funziona: e io dico che questa città non la puoi governare con con un’amministrazione malaticcia. Serve un partito forte, che la sostituisca.

Il comizio del Partito Comunista alla Garbatella
Il comizio del Partito Comunista alla Garbatella

Cioè?

Serve un partito comunista forte che sia protagonista fra le classi subalterne, che sia in tutti i gangli della città e che detti la linea.

Senti, io sarò socialdemocratico forse, ma penso che il partito dovrebbe fare il partito e l’amministrazione l’amministrazione.

Questa è la visione da anime belle che vede questa come una città pacificata in cui tutto può funzionare bene se sistemiamo qualche cosa. Ma noi non siamo una città pacificata, non c’è pace qui. Dietro l’amministrazione ci sono i poteri forti e la dinamica degli interessi, e dove non arriva la dinamica degli interessi è pronta la corruzione. Io sono contro la normalizzazione di questa città: serve un partito comunista forte che faccia da contropotere agli interessi che governano, veramente, Roma.

Non è una visione proto-autoritaria?

No. Siamo comunisti. Non è autoritarismo, è organizzazione. La lotta di classe esiste, è nei fatti, e la stanno vincendo loro. Gli altri. La scelta è: organizzarsi, o perire.

Siamo arrivati ad un altro dei punti che meno mi convincono del vostro partito, cioè il legame con degli stati francamente inseriti nella mia lista personale dei paesi dittatoriali, tipo la Corea del Nord. Tu ci sei andato, so.

Sono andato a conoscere e a studiare il socialismo reale. Sinceramente non ho sposato la Corea del Nord come non ho sposato Cuba, o il Vietnam che sono paesi che appoggio. Sostenere non significa esaltare acriticamente e non avere alcune differenze. Ma quando dicono che la Corea del Nord non può lanciare i propri satelliti di telecomunicazione, mi chiedo perché i nordcoreani non possano avere i telefoni cellulari.

Chiaramente però il legame con questi paesi non può non pesare in termini di immagine e di consenso per il vostro partito.

Noi non discutiamo di ciò che pesa in positivo o in negativo. Noi facciamo ciò che è giusto, e non facciamo ciò che è sbagliato. Quando i comunisti hanno iniziato a discutere in termini di convenienza hanno perso la propria identità, e hanno ammainato le bandiere.

A proposito di identità, direi che la vostra si forma nelle scuole romane dove avete grande seguito e un buon risultato.

Ventimila voti alle ultime elezioni studentesche, il 18% alla Consulta Provinciale degli Studenti. Siamo il secondo partito dopo il centrosinistra unitario, in cui c’è un po’ di tutto. Quella della formazione dei giovani quadri è una necessità innanzitutto: ci siamo resi conto che con i provenienti dai vecchi partiti comunisti, al massimo, ci facevamo il brodo. Quindi il progetto di espansione nelle scuole per noi è prioritario, non è giovanilismo: è una questione politica.

E i vostri candidati alle elezioni erano prevalentemente under-30. Arriviamo alla fine. Io sono sicuro che per te i candidati al ballottaggio a Roma rappresentino due destre, tuttavia per un comunista la cosa più importante è stare nella realtà, e al ballottaggio ci sono Virginia Raggi e Roberto Giachetti. Quale delle due città ti sembrerebbe meno peggiore?

Noi al ballottaggio non voteremo. Non daremo indicazioni. Scheda bianca, scheda nulla, andare al mare. Strategicamente – solo strategicamente – spero che vinca Virginia Raggi. Innanzitutto perché è giusto mandare a casa un sistema di poteri e di partiti di cui il Partito Democratico è l’ultimo protagonista; in secondo luogo perché le contraddizioni del Movimento Cinque Stelle, una volta al governo, emergeranno: il loro rapporto con le forze sociali, il loro programma politico, la loro azione concreta. Salteranno per aria. E noi saremo qui pronti a vederne le conseguenze e a lavorarci al meglio.