La democrazia, è un lavoro duro (B. Obama)
28 Giugno 2016

Ho visto Italia – Spagna coi migranti del Baobab

Al bar presso il centro rifugiati dove si ferma chi transita per Roma c’è entusiasmo per la nazionale azzurra: “I like Italy, i love Italy” dicono gli ospiti.

Il Baobab resiste: nonostante lo sgombero dello scorso dicembre, ripetuto poi nei mesi successivi, a via Cupa ci sono ancora le tende per strada e il gazebo dei volontari che donano il loro tempo ai migranti e transitanti che dall’Africa cercano di arrivare nel nord Europa. Nel frattempo, in Francia – una delle mete degli ospiti del Baobab – continuano gli europei di calcio; ieri, 27 giugno, si giocava in pomeridiana Italia – Spagna, ultimo turno di qualificazione per gli azzurri. Al Dallas, bar a fianco della Baobab Experience, i transitanti facevano il tifo per la nazionale italiana. Abbiamo visto la partita con loro.

Ho visto Italia – Spagna coi migranti del Baobab

Il supplì

  • Il Baobab, ora Baobab Experience a Roma, è il centro di Via Cupa – zona Tiburtina –  diventato da mesi l’hub di riferimento per migranti e transitanti provenienti dall’Africa e in fuga verso i vari paesi d’Europa dove sperano di poter trovare occasioni migliori di vita e di crescita.
  • Lo scorso dicembre, e poi ancora ad aprile, e di nuovo a giugno, le forze dell’ordine hanno a più riprese sgomberato e chiuso il centro e ricollocato i migranti in altre strutture; ma dall’Africa, dove grazie al passaparola è ormai noto che la struttura di via Cupa è un punto di riferimento nazionale, i transitanti continuano ad arrivare qui. Volontari e operatori sono in presidio permanente con una tendopoli dove accolgono transitanti – in maggioranza, ad oggi, dal Corno d’Africa.
  • In occasione degli Europei il Baobab si è trasferito in un vicino bar per vedere la partita Italia – Spagna, finita due a zero per gli azzurri. L’abbiamo vista insieme a loro.

Ti è piaciuto il supplì e hai ancora fame?

 Ottimo. Qui sotto c’è la storia completa con mappe, video e foto. 

“Sì, vedremo la nazionale, certo; alle 18 al bar Dallas”; mi risponde su Facebook uno dei gestori della Baobab Experience: il 27 giugno si gioca Italia – Spagna e anche per i migranti, ci si creda o no, questo è un appuntamento. “L’unico problema è che è alle 18, è l’ora in cui la Caritas ci dà i buoni per la cena e quindi qualcuno forse non ci sarà”, continua: invece, quando arriviamo, il bar vicino a Via Cupa – sede centro di transito e di appoggio per i migranti che arrivano in Italia a volte con il solo biglietto con scritto “Roma – Tiburtina – Via Cupa – Baobab” – è già pieno di persone.

 

I migranti si sono spostati dalla tendopoli dove abitano da mesi – nella piccola strada davanti al centro che fu teatro, fra le altre cose, dell’infausto incontro fra Salvatore Buzzi, al vertice delle cooperative invischiate nell’inchiesta Mafia Capitale, e alcuni importanti esponenti politici della città; ma il Baobab nel corso degli scorsi mesi – altro che Mafia – è stato per tutti il principale hub, punto di riferimento, del transito di africani e rifugiati nella capitale, sostituendosi quasi completamente al sistema dell’accoglienza (malamente) offerto dalla Pubblica amministrazione.

La storia è brutta. Il centro Baobab fino allo scorso dicembre poteva usufruire per le attività di accoglienza dei migranti dei propri locali, sale, servizi igienici e cucine, di formale proprietà della Immobiliare Tamarri; poi è stato sgomberato per ordine delle istituzioni in forza di una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale che ha dato ragione al privato proprietario, il quale ha preteso l’apposizione dei sigilli. Da allora il Baobab si è trasformato in Baobab Experience, un presidio permanente e operativo tutto il giorno, tutti i giorni, ripetutamente sottoposto a sgomberi (ad aprile, quando si tentò l’occupazione di un vicino stabilimento) e azioni da parte delle forze dell’ordine (giugno, con un controllo della tendopoli per motivi igienici) e che ha sistematicamente bisogno di aiuto in termini di cibo, viveri e generi di prima necessità: un’esperienza umana fortissima fatta di volontari che presidiano i gazebo e distribuiscono cibo e medicine, e di volontarie che aiutano i migranti a fare i puzzle per passare il tempo; in attesa, se non altro, che il tempo passi.

Così, non fa nemmeno troppo strano vedere, al bar, allo stesso tempo tifosi italiani con la maglia azzurra e ospiti dall’Africa a volte più entusiasti degli stessi italiani.

italia-spagna baobab

Il tifo, in effetti è al massimo – Alì, in prima fila sopratutto, sembra un ultras vecchie maniere – e nessuno sembra sostenere la nazionale spagnola; uno, due al massimo fanno salire il clima quando alla fine del primo tempo le Furie Rosse, già sotto di un gol grazie alla prodezza di Giorgio Chiellini sulla punizione di Eder, si mostrano minacciose. Quando il difensore della Juventus aveva centrato la rete al trentatreesimo minuto, il Dallas era esploso fra applausi e urla.

Arriva l’intervallo, Italia-Spagna è già uno a zero; noi usciamo insieme agli ospiti del centro sulla Tiburtina. “Tu vai via stasera?”, chiede il responsabile del centro ad uno di loro: “Non andare a Ventimiglia”, gli dice. Chiediamo perché; quale è la situazione, quali sono le rotte che, dopo lo sgombero della tendopoli al confine fra Liguria e Francia dello scorso 30 maggio, i migranti ora utilizzano per raggiungere i loro paesi di destinazione, di elezione, di speranza forse. “Se passi da Ventimiglia”, ci dicono i responsabili del centro, “ti fermano dopo tre miglia, altro che venti. Si passa dalla Svizzera, è più semplice”: di lì, la Francia, e poi chissà. E per andare dove? “Germania, Francia”, ci dicono: “Inghilterra qualcuno”.

Tranne Alì, che rimarrebbe volentieri al Baobab, dice scherzando: “I’m in Italy”, ci dice, “so i love Italy” – il paese e la squadra. Gli chiediamo se possiamo fare una foto, sapere della sua storia; ci dice di no: “No information please, no information. You’re a journalist?“: i migranti hanno evidentemente la consegna informale, condivisa fra di loro, di non parlare con la stampa, di non condividere informazioni: “You came here in a boat?“, gli chiediamo, sei arrivato in Italia in barca? “Lampedusa?“, insistiamo: non risponde. Ci azzittiamo.

David viene dal Sudan, Mohamed dall’Etiopia, Alì dalla Somalia: nei paesi del corno d’Africa la situazione è terribile.

A maggio abbiamo visto un aumento fortissimo degli eritrei e soprattutto delle famiglie eritree, anche bambini non accompagnati. Dobbiamo ricordare che nel Corno d’Africa oltre ad esserci situazioni di governo assolutamente critiche c’è una crisi alimentare gravissima dovuta al fallimento ripetuto della stagione dei raccolti. Quindi le emergenze climatiche si aggiungono ai conflitti e determinano i flussi migratori che prima si raggruppano nei campi profughi, per gli eritrei per esempio in Etiopia, e poi da lì si tenta questo viaggio che in particolare per i minori è orribile, vengono rapiti, viene richiesto un riscatto, vengono passati da un gruppo all’altro, fino a entrare in Libia dove sappiamo che la situazione è fuori controllo.

Michele Prosperi, Save the Children Italia, maggio 2016

“Yes i love Italy”, ci dice David: “Tifava per l’Italia anche prima di arrivare qui”, traduce il responsabile del centro: “I like Buffon”, continua ancora il sudanese; Alì invece gioca a calcio, è un appassionato: “I always like the center”, sta sempre a centrocampo, “so i like center players”, gli piacciono i centrocampisti: “Pirlo! Pirlo!”, ripete contento. I love Italy, dicono tutti, I like Italy: e intanto la partita riprende, e l’entusiasmo continua. Qualche momento di tensione anima i rifugiati e i tifosi verso il finire del secondo tempo quando la Spagna, con Iniesta particolarmente pericoloso, manda l’Italia in parziale sofferenza; al gol di Pellé, al novantesimomo, la partita è però decisa.

italia-spagna baobab 2

Passano i quattro minuti di recupero, la partita finisce e arrivano gli applausi e le esultanze della fine del match: l’Italia è qualificata, e gli ospiti del Baobab sembrano essere i primi entusiasti.

Un migrante chiede una sigaretta ad uno degli operatori del centro: “Puoi scordartela proprio”, gli risponde, sorridente. Il bar si svuota, la Tiburtina corre piena di automobili che smistano le storie di una città ventosa, afosa, pronta per un’estate africana; piano piano tutti tornano verso le tende, allegri per quel che si può, e verso la loro cena – probabilmente fagioli e tonno – mentre i baristi del Dallas iniziano a riassettare la sala per l’altra cena, quella di chi può pagarsela con i soldi occidentali. Via Cupa resiste e tifa Italia.