La democrazia, è un lavoro duro (B. Obama)
11 marzo 2017

La guerra sul patrimonio è un regalo di Virginia Raggi al Pd Roma

“In effetti, mi sento un po’ in difficoltà”: parla così, sorridendo, un esponente del Partito Democratico di Roma, eletto nelle istituzioni, avvistato venerdì 10 marzo a manifestare insieme ad associazioni, realtà urbane, coordinamenti di cittadini e sindacati di base in piazza del Campidoglio: tutti uniti nella contestare la gestione del patrimonio comunale da parte della …

“La guerra dei beni comuni”, l’hanno chiamata: è il conflitto fra da un lato le realtà della Roma in mobilitazione – associazioni, centri sociali, cooperative – che hanno avuto l’occasione negli scorsi anni di realizzare le proprie attività negli spazi del patrimonio indisponibile di Roma Capitale; e dall’altro la giunta comunale guidata da Virginia Raggi, che sta gestendo l’attuazione della ormai celebre delibera 140/2015, il provvedimento varato dall’amministrazione di Ignazio Marino che riordina, in teoria, le concessioni del patrimonio capitolino; e che secondo le associazioni coinvolte, in pratica, è stato niente più che un via libera agli sfratti generalizzati: ma con il cambio di amministrazione e l’arrivo dei Cinque Stelle per il Partito Democratico di Roma – che quella delibera aveva dovuto sostenere – si sono riaperti spazi politici molto ampi per una saldatura con i movimenti sociali che fino a qualche mese fa avremmo definito inedita.

La guerra sul patrimonio è un regalo di Virginia Raggi al Pd Roma

Il supplì

  • Nel 2015 iniziava in Campidoglio lo scandalo Affittopoli: si scopriva che centinaia e centinaia di beni pubblici del Patrimonio di Roma Capitale erano stati concessi ad associazioni, realtà e cooperative che li utilizzavano a canone risibile e che, in molti casi, non pagavano affatto. La giunta di Ignazio Marino, allora in Campidoglio, rispose con la composizione di una delibera – la 140 del 2015 – che è oggi al centro di una delle più estese mobilitazioni cittadine, con centinaia di realtà e associazioni scese sul piede di guerra per chiedere a Virginia Raggi niente più che il rispetto degli impegni presi in campagna elettorale.
  • Ci sono vaste aree della Roma sociale – da sempre strutturalmente vicine alla sinistra movimentista – che hanno scelto di sostenere Virginia Raggi alle elezioni dello scorso giugno; che l’hanno incontrata, che con lei hanno discusso e concordato impegni elettorali: fra i quali un’azione decisa sui temi del Patrimonio. Ma già da pochissimi mesi dopo l’insediamento della sindaca pentastellata le associazioni e le reti di mobilitazione cittadina hanno presentato il conto alla Raggi, chiedendo provvedimenti immediati, blocco degli sfratti, un nuovo percorso condiviso con le associazioni per scrivere un regolamento di utilizzo dei beni del patrimonio che salvaguardi le specificità sociali delle associazioni e il valore mutualistico di alcune esperienze, concedendo – fra le altre cose – canoni calmierati alle realtà sociali.
  • Consegnato dal voto popolare all’opposizione, il Partito Democratico di Roma è da molte settimane estremamente attivo sul fronte del contrasto alla delibera 140 che, sotto la giunta di Ignazio Marino, ha dovuto approvare e sostenere, non senza perplessità; con una vittoria del Movimento Cinque Stelle che sembra fatta sempre più di promesse tradite si riaprono spazi politici inediti per il centrosinistra cittadino che dialoga, invita esponenti e partecipa alle mobilitazioni della Roma Sociale, con una ritrovata se non inedita unità d’azione con i movimenti cittadini.

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“In effetti, mi sento un po’ in difficoltà”: parla così, sorridendo, un esponente del Partito Democratico di Roma, eletto nelle istituzioni, avvistato venerdì 10 marzo a manifestare insieme ad associazioni, realtà urbane, coordinamenti di cittadini e sindacati di base in piazza del Campidoglio: tutti uniti nella contestare la gestione del patrimonio comunale da parte della giunta di Virginia Raggi; un’azione amministrativa che le forze sociali di base descrivono come sostanzialmente congruente con quanto disposto dall’allora giunta di Ignazio Marino.

Un dossier scottante: il caos generato dalle delibere 219/2014 e, sopratutto, 140/2015, firmata dall’allora assessora al Patrimonio Alessandra Cattoi – fedelissima del sindaco-chirurgo – e pensata per rispondere agli scandali della “affittopoli” romana.

Una vertenza cittadina che sta avendo l’effetto, insperabile solo qualche mese fa, di far ritrovare nella stessa piazza il presidente della Commissione Trasparenza Marco Palumbo (Pd) e Andrea Alzetta, il leader dei movimenti per la Casa, quel “Tarzan” eletto nel 2008 in Aula Giulio Cesare con l’allora Sinistra Arcobaleno.

“Ma sì dai, quando governavamo insieme manifestavamo anche insieme…” ride qualcuno degli esponenti del Pd Roma avvistati oggi in piazza: ed erano tanti. E’ da mesi infatti in corso – tramite assemblee, iniziative pubbliche, contatti privati – un lento riposizionamento del Pd Roma sui temi del patrimonio: il tutto con l’insospettabile, e ovviamente involontaria complicità della sindaca di Roma Virginia Raggi che, con il suo attendismo politico e grazie ai tempi lunghi che il dossier patrimonio sta seguendo fra commissioni e uffici, sta regalando ai democratici la storica occasione di ristrutturare la propria posizione riguardo un problema di cui – in fondo – portano sulle spalle la gran parte della responsabilità.

“Io lo trovo incredibile”, commenta ridendo una militante Pd avvistata in piazza, che parla a condizione di anonimato per esprimersi più liberamente: “Virginia Raggi potrebbe semplicemente ricevere tutte queste associazioni, una per una, e dire: ‘Ragazzi guardate, io ho bisogno di tempo, non è colpa mia. Vedete di chi è la firma su questa delibera? A-le-ssa-ndra-Ca-tto-i. Io mi chiamo Virginia Raggi, non c’entro niente: mi serve tempo’. E invece….”. E invece, intendono i dem, il cocktail rischia di uscir gustoso: un mix esplosivo di promesse molto generose fatte ai rappresentanti dei movimenti romani in campagna elettorale; tempi elefantiaci della burocrazia romana; non aver fatto nulla per fermare le procedure di sfratto che procedono serrate dai tempi del commissariamento di Francesco Paolo Tronca; tre elementi di una alleanza elettorale, quella fra Virginia Raggi e i movimenti di base della città, che sembra ormai definitivamente archiviata.

Quale fosse il clima della discussione fra Movimento Cinque Stelle e movimenti di base prima delle elezioni l’aveva raccontato allo Zaino Verde il candidato sindaco del Partito Comunista Alessandro Mustillo.

Ero all’assemblea dell’Usb, l’Unione Sindacale di Base, dove ho aspettato due ore e mezzo per parlare; poi è arrivata Virginia Raggi e ha avuto il privilegio di parlare dieci minuti da sola appena è arrivata, rimanere un quarto d’ora e andare via. Così anche l’assemblea dei movimenti di Roma Comune al Nuovo Cinema Palazzo. Le forze sedicenti popolari hanno già scelto il Movimento.
Alessandro Mustillo, Partito Comunista

L’idea è quella di provare un po’ a sfidare il Movimento su alcuni temi, se ci riusciamo…vedere se hanno il punto…” mi spiegava uno dei ragazzi di Decide Roma, il coordinamento degli occupanti e degli animatori dei centri sociali della sinistra di base, intercettato ad una delle sessioni della commissione Patrimonio in cui si confermavano gli incontri fra Virginia Raggi e le galassie dei centri sociali ”nei giorni della campagna elettorale”; Decide Roma è solo una delle sigle che erano sotto le finestre del Campidoglio: Carovana delle Periferie, Asia Unione sindacale di Base, Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza, Rete dei Numeri Pari, Libera repubblica di San Lorenzo, il Grande Cocomero, Scuola popolare delle Arti del Cip-Alessandrino, Cielo Oppio, Teatro Stabile del Giallo, oltre a scuole di musica – come quella di Giovanna Marini a Testaccio – asili, scuole, esperienze della sussidiarietà, reti di aiuto a disabili e malati terminali, centri sociali, punti verdi qualità, inquilini sotto sfratto: quel pezzo di città che trovava la sua piena rappresentanza e legittimazione, all’interno della giunta Raggi, nella persona di Paolo Berdini. Fra loro, appunto, spuntano inaspettate le teste del gruppo consiliare del Partito Democratico romano, ex presidenti di Municipio di centrosinistra, ex candidati alle elezioni che certo con i movimenti della sinistra di base avrebbero ben poco a che spartire.

Parte della delegazione del Pd Roma in piazza del Campidoglio: da sinistra, Erica Battaglia (Forum Pd Roma Politiche Sociali), Massimiliano Pasqualini (Capogruppo Pd Roma Municipio XIII), Sara Lilli (Capogruppo Pd Roma Municipio I), Valeria Baglio (Pd Campidoglio), Emiliano Sciascia (Pd Municipio IV)

Ma, come è noto, la politica rifugge il vuoto: e il Pd Roma ha ora l’occasione di interpretare una parte battagliera, di difendere le reti, le realtà sociali, gli spazi che sono stati sgomberati proprio grazie ad una delibera che porta la firma dell’assessora di una giunta targata Pd. Di più: per qualcuno che – ora – può raccontare in giro di “averlo sempre detto” è anche un’occasione perfetta per spiegare perché Ignazio Marino sia stato defenestrato con le firme dal notaio; era proprio la rabbia della città sociale sotto sgombero, possono ben dire ora i consiglieri del Pd Roma, a non permettere di mantenere insediato a Palazzo Senatorio un sindaco trincerato dietro ai suoi fedelissimi: fra cui proprio l’assessora al Patrimonio, definita oggi “palesemente inadeguata” dal Pd che provò a sostenerla pur senza alcuna convinzione: “I primi atti contro la delibera 140”, ricorda oggi qualcuno, “furono dei municipi a guida Pd. Molti di noi non sono mai stati d’accordo”.

L’intero dossier è nelle mani della presidentessa della Commissione Patrimonio, Valentina Vivarelli del Movimento Cinque Stelle, che da mesi è alle prese con due questioni piuttosto spinose: la predisposizione del nuovo regolamento di concessione dei beni del Patrimonio indisponibile del Comune, quello che la delibera 140 puntava a riordinare, e la gestione degli sgomberi, degli sfratti e del ritorno al Comune dei locali ceduti, concessi o in qualsiasi altro modo nelle mani di terzi. Una estesa inchiesta sul Manifesto a firma di Stefano Simoncini ha riassunto le tappe di quella che è stata definita “la guerra dei Beni Comuni”, o commons, di Roma Capitale: c’è di mezzo la Corte dei Conti con un procuratore che secondo le associazioni in mobilitazione si dimostrerebbe fin troppo iperattivo nel comandare agli uffici di procedere a sfratti e ordini di riconsegna del patrimonio capitolino – tanto da essere stata inoltrata una richiesta di ricusazione ai suoi danni; ci sono di mezzo gli uffici amministrativi di Roma Capitale colpiti da una serie di inchieste disposte appunto dalla Corte dei Conti per danno erariale; ci sono di mezzo una serie di responsabilità politiche incrociate raccontate da Luigi Nieri, già vicesindaco nella giunta di Ignazio Marino, in una video intervista con i sindacati di base della Federazione Usb.

Una delegazione è salita in Campidoglio ieri dopo la manifestazione in piazza e ha ricevuto da parte di Marcello de Vito, presidente dell’Assemblea Capitolina per il Movimento Cinque Stelle rassicurazioni precise: la bozza di regolamento finora circolata è da intendersi ritirata, e ne sarà predisposta un’altra; secondo Decide Roma si tratta di una prima vittoria, parziale.

Sui temi sembra esserci un’apertura che metteremo a verifica nei passaggi successivi che ci saranno, anche se le lettere del Dipartimento Patrimonio che continuano ad arrivare su ordine della Corte dei Conti avvelenano il clima della discussione. Sul tema che abbiamo posto con più forza, cioè l’apertura di un percorso partecipato e la riscrittura del regolamento un”apertura c’è stata. Ci hanno chiarito che la prima bozza di delibera, che per noi era abbastanza inquietante, era una proposta arrivata dagli uffici e non è quella su cui stanno lavorando. Ci hanno detto di essere a lavoro su un”altra proposta che tiene in considerazione diverse istanze, in particolare il riconoscimento di realtà che operano sul territorio e degli spazi in cui operano, cosi come la necessità di trovare una norma transitoria che non scarichi sulle associazioni il peso della cattiva gestione amministrativa.La Rete Decide Roma rimane però in allerta perché parole simili erano già state dette diversi mesi fa
Alessandro, Decide Roma

Una sostanziale marcia indietro del Movimento Cinque Stelle al governo di Roma, dunque, dopo la seduta della commissione Patrimonio dello scorso 2 febbraio 2017 in cui la presidente Vivarelli aveva dichiarato che per lei la legalità era “uno dei principali temi da tutelare”, sollevando le proteste ad altissima voce degli esponenti delle associazioni e realtà in mobilitazione presenti: “La sfida non è quella del rispetto delle procedure, le battaglie per l’onestà le abbiamo fatte insieme ma ora bisogna rompere questi schemi. La città la stanno gestendo i tecnici dagli uffici presi in ostaggio dalla Corte dei Conti”, hanno dichiarato le reti in mobilitazione nella conferenza stampa dello scorso 7 febbraio, con interventi ad alta voce dal microfono: “Stanno avvenendo gli sgomberi, le associazioni stanno restituendo le chiavi per paura. Serve una discussione ampia il prima possibile”.

Si riprendono spazio, nel marasma, gli esponenti del Pd Roma: impegnatissimi fra assemblee delle associazioni sotto sfratto e presenze nelle piazze convocate da realtà militanti che difficilmente avrebbero accettato di dialogare, discutersi e interfacciarsi con i democratici solo qualche mese fa: ma sarà che nella “guerra del Patrimonio” romano c’è un po’ di tutto, dai centri sociali alle associazioni della Roma bene; sarà che le stesse realtà promotrici della mobilitazione hanno prima di tutto interesse a fermare gli sfratti e le confische ai loro danni; sarà che un regalo non si rifiuta mai, sembra complessivamente di essere tornati ad piazze animate dal centrosinistra largo dell’Unione, con al microfono personalità che vanno dai democristiani di sinistra ai disobbedienti di sinistra: mentre i democratici del primo municipio, guidato dalla Pd Sabrina Alfonsi e sede di molte delle più prestigiose realtà del patrimonio capitolino, sembrano trovarsi a loro agio nella loro nuova veste di barricaderi dei beni comuni urbani.

“La prima urgenza è quella di bloccare gli sfratti immediatamente, c’è bisogno di un’ordinanza urgente”, dichiarano dal Forum Politiche sociali del Partito Democratico di Roma: ”La cosa più utile che si può fare è aprire un tavolo cittadino con forze politiche di maggioranza, di opposizione e con le associazioni per scrivere insieme un regolamento condiviso che tenga nel miglior conto il valore sociale delle realtà concessionarie; perché, checché ne dica la giunta, il valore sociale delle associazioni coinvolte è importante quanto – se non più – il valore economico”. Sabato prossimo ci sarà il primo appuntamento del nuovo percorso: “Scriveremo regole che siano uguali per tutti” ha detto Valentina Vivarelli alla delegazione delle realtà in mobilitazione.

Tutte le foto: Tommaso Caldarelli / LoZainoVerde