La democrazia, è un lavoro duro (B. Obama)
2 Settembre 2016

Alla Festa dell’Unità il Pd Roma riparte dalla fine del commissariamento

Assemblea degli eletti democratici a Pietralata nella giornata più critica per la giunta di Virginia Raggi; i democratici provano a ripartire e il ruolo di Matteo Orfini è sempre più discusso

Alla Festa dell’Unità il Pd Roma riparte dalla fine del commissariamento

Centro sportivo Fulvio Bernardini a Pietralata, primo settembre 2016: apre la Festa dell’Unità 2016 del Partito Democratico di Roma, con l’assemblea degli eletti del Pd su tutti i territori e a tutti i livelli istituzionali: relazione introduttiva di Matteo Orfini, presidente nazionale e commissario del Partito Democratico di Roma, di Roberto Giachetti, ex candidato sindaco del centrosinistra, e Michela di Biase, capogruppo del Pd in consiglio comunale. Fra gli interventi degli esponenti dei dem della capitale, un punto è sempre più condiviso: l’esperienza della gestione commissariale giunge al termine, ed è sempre più urgente l’apertura della fase congressuale.

IL SUPPLÌ
(La storia da mangiare al volo)

  • Dal 4 dicembre 2014 Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico, già segretario della sezione Pd di Piazza Mazzini e leader della corrente di sinistra dei Giovani Turchi è commissario del Partito Democratico di Roma all’indomani dei primi arresti del caso Mafia Capitale; la gestione commissariale prevede che un singolo esponente, in questo caso Orfini, riassuma in se le prerogative dell’assemblea, della segreteria e dell’esecutivo. Un commissario, appunto.
  • La democrazia interna del Partito Democratico di Roma è dunque da molti mesi sospesa: la decisione è venuta dal segretario nazionale Matteo Renzi, come presa di posizione netta e decisa in risposta agli arresti del caso Mondo di Mezzo. Non è un mistero, però, che una parte del Pd Roma abbia sempre mal digerito, e contestato, la gestione commissariale, accusando Orfini di aver utilizzato il commissariamento per fini politici.
  • Nel frattempo, molta acqua è passata sotto i ponti: quando è arrivato Matteo Orfini c’era ancora Ignazio Marino in Campidoglio, il sindaco-chirurgo poi è stato defenestrato dalla sua stessa maggioranza, a guidare la città è arrivato il commissario Tronca e il Pd si è presentato alle elezioni con Roberto Giachetti candidato sindaco, perdendo sonoramente contro Virginia Raggi del Movimento Cinque Stelle. A due mesi dall’insediamento della giunta pentastellata, la nuova amministrazione – fra dimissioni, polemiche e faide interne – stenta a decollare. Proprio nel giorno delle rumorose dimissioni dell’assessore al Bilancio Maurizio Minenna, della capo di Gabinetto di Virginia Raggi e dei vertici delle municipalizzate – Atac e Ama – si apre la Festa dell’Unità 2016 del Pd Roma, a Pietralata, con l’assemblea degli eletti democratici a tutti i livelli.

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“Siamo ad oltre 400 piatti di amatriciana serviti”, dice un esponente del Partito Democratico di Roma alla fine della serata inaugurale della Festa dell’Unità di Roma, che si è aperta ieri, 1 settembre 2016, al centro sportivo Fulvio Bernardini con la pastasciuttata solidale per le popolazioni colpite dal terremoto del Centro Italia ad Amatrice ed Accumoli: “Come va? Non lo vedi? Bene: non ci aspettavamo certo tutte queste persone”, esclama un pezzo grosso dei democratici romani, indicando il cielo: per tutto il pomeriggio il tempo aveva assicurato più che altro nuvole e pioggia.

E in effetti, la sera, la fila alla cassa dell’amatriciana è tanta, i tavoli pochi e pieni, e molti intervenuti sono costretti a portare su altri tavoli, o sulle scale, i piatti di pasta preparati dalla scuola di cucina dello chef Gualtiero Marchesi e da altri cuochi stellati arrivati in Tiburtina dall’Italia e dall’estero. Per il Pd Roma, un inizio confortante: “Non pensavamo che saremmo ripartiti in una giornata così significativa per Roma”, aveva scandito nel pomeriggio dal microfono il presidente del Partito Democratico e commissario del Pd Roma Matteo Orfini nel tendone del centro sportivo di Pietralata, uno dei quartieri di periferia dove il centrosinistra, lo scorso 19 giugno, ha “preso le sberle”: e proprio in periferia, dice Orfini, il Pd ha scelto di nuovo di tornare dopo la festa del 2015 al Parco delle Valli a Conca d’Oro.

Nel pomeriggio, prima della cena solidale, gli eletti del Pd Roma a tutti i livelli – municipi, comune, parlamento ed Europa – si sono visti convocare dal commissario del Partito (“con un avviso su Facebook dal profilo di Orfini”, mugugna qualcuno): l’intera comunità dei democratici romani si riunisce per la prima volta dopo la batosta elettorale e dopo la pausa estiva in un appuntamento definito da molti “utile, anche se tardivo”. Il clima è quello della timida boccata d’aria, del tentativo di ripartenza del Partito rmano galvanizzato, soprattutto, dagli errori e dagli inciampi in cui la giunta di Virginia Raggi,al governo della Roma a Cinque Stelle, sta incappando.

E’ il giorno del ”poker delle dimissioni”: così l’ha definito su Facebook Francesca de Vito, sorella di Marcello – presidente dell’Assemblea Capitolina e militante storica del Movimento Cinque Stelle. In un giorno solo sono saltati l’assessore al Bilancio e alle Partecipate Marcello Minenna, il capo di Gabinetto Carla Raineri, il direttore generale e l’amministratore di Atac Marco Rettighieri e Armando Brandolese, e l’amministratore di Ama Alessandro Solidoro. Settembre sta iniziando, i romani sono pian piano di ritorno e seppure qualcuno fra mare e villeggiatura potrebbe aver perso di vista la situazione della città, i guai dell’immondizia capitolina e i disservizi romani, con la riapertura delle scuole e degli uffici gli elettori che hanno dato una fiducia debordante alla giovane avvocatessa di Boccea potrebbero iniziare a nutrire qualche dubbio.

Marcello Minenna, dirigente della Consob, ha pubblicato sul suo profilo Facebook il pezzo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, presentandolo come spiegazione più che adeguata dei motivi che l’hanno indotto alle dimissioni. Jacopo Iacoboni, sulla Stampa, ha raccontato stamattina come i problemi della giunta romana inizino a coinvolgere il Movimento a livello nazionale: ne sia testimonianza la cancellazione del viaggio di Beppe Grillo a Roma, previsto per l’inizio della prossima settimana. Sotto il tendone di via dell’Acqua Marcia, come racconta Ariela Piattelli sulla Stampa, gli errori dell’avversario vengono vissuti dai democratici come i primi segni di una ripartenza possibile.

«Ciò che è accaduto in Campidoglio rappresenta un salto di qualità – dice il presidente del Pd Matteo Orfini – proprio in un momento in cui la città ha bisogno di interventi e di sicurezze. Non sono chiare le ragioni di queste dimissioni, altro che trasparenza. E la richiesta a Raggi di spiegazioni, di riferire in aula non è stata accolta, anche con una certa mancanza di garbo». «Spero che almeno in questa occasione non dicano che è tutta colpa del passato visto che è farina del loro sacco – ci dice Roberto Giachetti, che ha aperto l’assemblea-. Non si è mai vista una cosa del genere, tre capi di gabinetto che cambiano in sessanta giorni. Si sta avverando quello che avevamo preannunciato in campagna elettorale. Mentre la città aveva bisogno di una giunta che aggredisse sin da subito i problemi, loro dicevano che prima bisognava studiare. Evidentemente studiano da professori e su libri sbagliati, perché Roma è al collasso e non ha tempo di studiare».

Così il presidente del Pd e l’ex-candidato sindaco e vicepresidente della Camera, seduti al tavolo della presidenza dell’assemblea degli eletti accanto alla capogruppo in consiglio comunale Michela di Biase; proprio la prima delle elette al Campidoglio ha lamentato la “gestione autoritaria” dell’aula da parte del Movimento che, durante le più importanti sedute di consiglio ha finora fatto in modo di “avere la claque” pronta ad applaudire le decisioni della giunta e gli interventi dei consiglieri a Cinque Stelle : “Così”, spiega la Di Biase, “il Movimento rende l’aula e le istituzioni luoghi muscolari e faticosi, e interpretare il ruolo dell’opposizione è difficile, se non impossibile”.

Dopo gli interventi di apertura, militanti e dirigenti del Pd si alternano al microfono; “nulla di nuovo”, commenta qualcuno, a bordo tendone: le varie posizioni del Partito romano vengono ripetute ed espresse esattamente nei termini in cui, fin da un minuto dopo il voto del 19 giugno, sono state formulate dai vari esponenti dei democratici della capitale; eppure, qualcosa di condiviso inizia ad esserci, da entrambi i lati del tavolo della presidenza: del commissariamento del Partito Democratico romano, nella persona dell’ex segretario del Pd di viale Mazzini Matteo Orfini, si inizia a vedere la data della fine.“Credo davvero che sia arrivato il momento di darci una segreteria”, concorda una militante. “E’ come se fossimo in un limbo”, dice la mattina dopo, al telefono, una eletta in un municipio della capitale: “Qualcuno l’ha detto dal microfono di ieri, c’era un’assenza macroscopica e roboante in assemblea: i sub commissari territoriali”, i parlamentari che Matteo Orfini ha scelto per coadiuvarlo nella gestione del Pd Roma nei vari municipi.

E’ Marco Miccoli, deputato Pd, a dirlo ad alta voce dal microfono: “Il commissariamento è lo strumento meno efficace per gestire questa fase, Matteo; e, con tutta la simpatia, questi sub commissari dove stanno?!”. Risate in sala: al di là delle divergenze politiche delle varie aree del Pd Roma, la gestione commissariale sembra sempre più subita che difesa: c’è chi lamenta di aver saputo “del programma della festa dell’Unità da internet”, chi di essere stato convocato “un giorno per l’altro”: e non è passato molto tempo dall’assemblea del Partito Democratico del Lazio, unico luogo di discussione democratica all’indomani delle elezioni e prima della pausa estiva, in cui le parole di alcuni dirigenti storicamente molto vicini ad Orfini hanno mostrato come gli Giovani Turchi, a Roma, non siano poi più così compatti nella difesa del loro storico leader.

“Vedi”, dice a lato dei banchi del ristorante un quadro del partito, “aver fatto la festa è di per sé già un risultato che nessuno nega: dopo quello che è accaduto, la sconfitta – anzi la disfatta – siamo tornati in periferia, e sembra anche ben organizzata. Per carità, tutto a posto”, spiega, indicando il pannello con il motto della festa: “Senza festa non so stare”.

Ok, senza Festa non sappiamo stare. Ma per fare cosa? Per andare dove? Questo momento è per divertirci tutti insieme, per fare comunità, perché stiamo bene a fare le salsicce, o perché stiamo andando da un punto A ad un punto B? Sarà un’occasione per discutere di quali sono stati i problemi e, soprattutto, di come ripartire da qui, e di dove stiamo andando, oppure il confronto fra di noi si terrà principalmente, come è sempre stato, nei tavolini del ristorante e nelle cene informali? “, continua il dirigente.

Qualsiasi iniziativa positiva venga dal territorio, dai circoli, dai singoli militanti che vogliano far ripartire il partito, continua l’eletta al telefono, ha bisogno di una direzione politica che se ne faccia carico: “Qualcuno che selezioni la singola iniziativa, per promuoverla o incanalarla in un contributo di forma diversa: questo lo può fare solo una segreteria eletta. Senza dirigenza, qualsiasi spontaneismo, anche il migliore, muore lì. Progetti? Intenzioni? E da chi dovrebbero venir raccolti? Per dialogare bisogna essere in due”, continua la voce al telefono: “Sta diventando frustrante. Io non so più come lavorare in questo partito”. Qualcuno, a dire la verità, la riunione degli eletti “convocata tardi e male” l’ha anche disertata, o è arrivato tardi, o ha preferito rimanere nei dintorni a bersi una birra. “Tutte sensate le discussioni e gli interventi”, dice una segretaria di circolo alla fine dell’incontro: “Ma manca un po’ di rabbia, manca un po’ di grinta. Abbiamo perso le elezioni e sembra che per tutti sia un fatto normale, di cui parlare relativamente e poco. Serve uno scatto in più”. Che potrebbe venire, dicono in molti, proprio dalla convocazione del Congresso del Partito, che insedierebbe una segreteria responsabile che si faccia carico del dare la direzione dei democratici romani.

“Prima di tutto una cosa: come ho detto ieri, è irricevibile la descrizione del nostro partito come una comunità bloccata, una sorta di palude”, commenta al telefono Matteo Orfini, presidente del Partito Democratico e commissario dei democratici romani.

“Noi siamo un partito di persone vere che discutono, una base solida su cui ricostruire e ripartire. Tutto il resto”, continua, “non mi sembra materia del dibattito odierno. Il commissariamento finisce in autunno, prolungarlo ulteriormente sarebbe, semplicemente, contro le nostre regole” continua il parlamentare al telefono mentre è in viaggio verso la festa dell’Unità di Bologna, dove parteciperà ad un’iniziativa. “Appena sapremo con certezza la data del referendum costituzionale, partirà anche la fase congressuale in cui ognuno potrà dire quel che pensa sia dell’esito del voto, e potrà dare il suo giudizio sulla gestione commissariale. Anche io”, conclude, “libero dal ruolo, potrò dire quel che penso. Nel frattempo”, dice Orfini ripetendo quanto detto ieri in assemblea, “credo che stare all’opposizione farà bene al Pd Roma. Sarà una scuola salutare per tutti noi”.

Fra le discussioni in assemblea intanto hanno fatto capolino – timidamente, in realtà – alcune priorità politiche su cui il Partito dovrebbe essere  “in prima linea”: Roberto Giachetti ha fatto cenno alla riapertura degli asili nido comunali: fra tre giorni i bambini romani torneranno in aula e la Giunta di Virginia Raggi ha finora convocato “solo cento” delle oltre 400 educatrici per cui erano predisposti i fondi; l’amministrazione deve portare in Aula l’assestamento di bilancio approvato a luglio, fa notare Michela di Biase; Valeria Baglio, già presidentessa dell’assemblea capitolina e consigliera comunale rieletta, lancia la proposta: “Il partito deve proporre alla città un bilancio partecipato, dialogando con le categorie, i sindacati, le forze produttive”.

Una sorta di contro-bilancio, insomma, che anticipi e si opponga alle manovre finanziarie della giunta eletta. In Aula Giulio Cesare, a ventiquattrore dalla discussione del Partito Democratico, Virginia Raggi ha iniziato a diffondere “messaggi rassicuranti” con la nomina del nuovo DG di Atac, Manuel Fantasia: ” Queste dimissioni non ci spaventano. Diamo fastidio ai poteri forti ma siamo uniti e determinati”, ha detto la sindaca in aula; anche la festa continua e, come ha scritto Alberto Sofia su Giornalettismo, oltre all’atteso “duello” fra Roberto Giachetti e Massimo d’Alema previsto per il prossimo 16 settembre, non è escluso che alla fine anche Matteo Renzi e Maria Elena Boschi facciano capolino a Pietralata.

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