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22 Gennaio 2017

Otto famiglie del Piano di Zona Tor Vergata sono sotto sfratto – Diretta

Il Comune ha iniziato la procedura che potrebbe salvare le famiglie: sarà sufficiente a fermare l’ufficiale giudiziario atteso per le 7 del mattino?

Otto famiglie del Piano di Zona Tor Vergata sono sotto sfratto – Diretta

Edilizia Residenziale Pubblica: lo stato e le istituzioni aiutano i cittadini che non sono nelle condizioni di avere un’immobile; questo, in teoria: perché la ragnatela legale e le varie soluzioni adottate negli anni hanno consentito ad imprese di comportarsi in modi successivamente giudicati illegittimi dai giudici; e che alle famiglie fossero chiesti denari non dovuti: chi si è rifiutato di pagare è finito sotto sfratto. Come le otto famiglie del Piano di Zona Tor Vergata, che attendono per lunedì 23 gennaio l’Ufficiale Giudiziario.

IL SUPPLÌ
(L’antipasto per convincerti a restare)

  • Piani di Zona: strumenti urbanistici per realizzare abitazioni per le famiglie “troppo ricche” per avere delle case popolari ma non in grado di acquistare la propria abitazione sul mercato: ce ne sono oltre 100 in tutta Roma, con oltre 100mila inquilini coinvolti. Il 23 gennaio 2017 otto famiglie del Piano di Zona Tor Vergata potrebbero essere sfrattate.
  • L’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini ha attivato venerdì 20 gennaio l’iter per la revoca della concessione edilizia alla Cooperativa San Paolo, proprietaria degli immobili da “liberare”: un atto, secondo gli inquilini, tardivo, che potrebbe non essere sufficiente a fermare il procedimento di sfratto.
  • Quella dei piani di Zona è una storia terribilmente complicata, figlia di scelte politiche ibride (né case popolari, né case private: case agevolate) e ricche di contraddizioni, nelle quali tende a prevalere chi ha maggior potere contrattuale: da diciassette anni, secondo gli inquilini, è il costruttore ad avere la situazione nelle sue mani.

Ti è piaciuto il Supplì e credi sia importante restare? Ottimo, qui sotto c’è l’intero articolo con mappe, dati normativi e ricostruzione della vicenda. 


Alle ore 7 di lunedì 23 gennaio in via Marcello Gallian è atteso l’ufficiale giudiziario per perfezionare otto provvedimenti di sfratto a carico di altrettante famiglie che vivono nelle abitazioni del Piano di Zona denominato Tor Vergata D3 / Comparto K3; un presidio dei sindacati di base Asia USB attenderà l’arrivo della forza pubblica per la notifica dei provvedimenti alle otto famiglie che, dicono gli inquilini, da diciassette anni aspettano che il Comune di Roma faccia la sua parte: e in effetti dal Campidoglio sembrano arrivare primi passi nel senso dell’azione, che però potrebbero rivelarsi insufficienti e tardivi.

Saremo in via Gallian per seguire l’arrivo dell’U.G. con una diretta su Twitter che puoi seguire qui. Più in basso, invece, l’articolo sui Piani di Zona: cosa sono, come funzionano, perché sono diventati un problema.


 


I piani di zona

In molti modi l’amministrazione pubblica ha negli anni passati aiutato i cittadini che non erano nelle condizioni economiche di avere un’abitazione di proprietà: ci sono i classici interventi di edilizia residenziale pubblica (ERP), ovvero le normali case popolari che sono di proprietà della Pubblica Amministrazione, nelle quali vengono ospitati gli inquilini a bassissimo reddito; e poi, ci sono situazioni più ibride, interventi promossi dalla pubblica amministrazione pensati per andare incontro a quei cittadini “un po’ più ricchi” del livello di indigenza per cui sono previste le case popolari, ma non sufficientemente abbienti per acquistare sul mercato immobili privati. Una di queste soluzioni è quella prevista dalla legge 167/1962, rubricata “Disposizione per favorire l’acquisizione di aree per l’edilizia economica e popolare”, modificata poi nel 1971 dalla legge 865 e finanziata nel 1978 dalla legge 457: questo intricato combinato disposto di norme introduce i PEEP, Piani Economici di Edilizia Popolare.

Un PEEP (per brevità, Piano di Zona) è uno strumento urbanistico che:

  • Prende un terreno che viene espropriato e attribuito al patrimonio indisponibile del Comune (il proprietario del terreno è dunque il Vomune)
  • Viene messo a disposizione di un costruttore il solo diritto di superficie del terreno in questione (dunque il terreno rimane del Comune, ma ci si può costruire sopra)

Tali immobili sono però – trattandosi di un intervento di edilizia agevolata – sottoposti ad una serie di vincoli:

  • Possono essere venduti, o affittati, soltanto a canoni calmierati (è previsto infatti un prezzo massimo di cessione per vendere gli immobili e l’affitto è possibile solo ad un importo stabilito dalla legge)
  • Agli inquilini vengono concessi mutui agevolati tramite istituti convenzionati dalla legge
  • Gli immobili sono realizzati con finanziamenti garantiti dagli enti pubblici (ministero delle Infrastrutture, Regione Lazio)
  • Altre agevolazioni

Questi parametri vengono stabiliti in una convenzione fra la Pubblica Amministrazione e il Comune di Roma; convenzione che viene modellata, nel nostro caso, sulla delibera del Consiglio Comunale 1929 del 1983, riportata sul sito del Comune di Roma, che ha durata di 99 anni e che definisce con precisione quali debbano essere i prezzi massimi di cessione degli immobili al metro quadro, sia nel caso di abitazioni costruite con fondi privati, sia nel caso di abitazioni costruite a canone agevolato; tale delibera è stata aggiornata nel 2005 in seguito a “modifiche nel quadro legale”.

A Roma ci sono circa 120 piani di Zona nel territorio comunale, con circa 100mila persone coinvolte: ce ne sono in ogni municipio, l’elenco è disponibile sul website del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma. Fin qui, dunque, il quadro legale, in cui sembra tutto molto chiaro: cosa sia accaduto in concreto, invece, è molto diverso – sostengono gli inquilini.

Diciassette anni di lotte

La bomba dei piani di Zona è da molti anni innescata: secondo gli abitanti del PdZ Tor Vergata, da diciassette. Tutto inizia quando le otto famiglie di Tor Vergata interessate dagli sfratti, con documenti che gli interessati custodiscono gelosamente e di cui Lo Zaino Verde è in possesso, ricevono dall’ente costruttore delle loro abitazioni alcune richieste di rialzo nei prezzi delle loro abitazioni: le famiglie hanno pagato, sono disposte a pagare ma il costruttore chiede più soldi rispetto a quanto stabilito dalla legge, sostenendo di aver effettuato delle migliorie da saldare. Secondo gli avvocati che seguono la vicenda, il tutto avverrebbe senza alcuna base legale.

Gli inquilini si rifiutano di pagare il non dovuto perché “sarebbe stato un falso in atto pubblico”.

A queste famiglie e’ stato chiesto di pagare e certificare la cifra economica richiesta per legge e successivamente di sborsarne un’altra pari a circa trenta/ottanta milioni delle vecchie lire da non certificare al comune di roma in modo tale da aggirare la legge 167/62 e 865/71 che al contrario avrebbe invece tutelato la speculazione edilizia !
Famiglie PdZ Tor Vergata in lotta

Le famiglie si sono rifiutate e da allora è partito il contenzioso con il costruttore, la Società Cooperativa Lega San Paolo Auto SCARL. Il punto di vista della Cooperativa è stato rappresentato dagli incaricati della stessa in uno dei numerosi presidi davanti alle abitazioni dei Piani di Zona interessati: in questo video di Repubblica TV è Giulio Baldoni, presidente della Lega San Paolo, a sostenere quale sia il punto.

Secondo la Cooperativa, gli inquilini sarebbero semplicemente morosi del dovuto; per questo, gli alloggi andrebbero “liberati” e riassegnati ad altri aventi diritto, al “prezzo massimo di cessione dell’epoca rivalutato ad oggi”, o meglio ancora, “al semplice prezzo massimo di cessione dell’epoca”. La situazione è particolarmente complicata perché, dice la Cooperativa, “ci sono le carte” che dimostrerebbero la fondatezza del proprio punto di vista; e ben di più, ci sarebbe una sentenza del Tribunale Civile a dar torto agli inquilini.

Cooperative e Istituzioni

Il problema risiede nel fatto che gli inquilini del PdZ Tor Vergata non sono semplici acquirenti, ma sono soci della coop. Lega San Paolo: secondo gli avvocati degli inquilini, i costruttori al tempo dell’edificazione degli immobili avrebbero costituito una serie di Coop “fasulle” a cui i futuri inquilini venivano invitati ad aderire per avere, in seguito, l’abitazione in cui vivere, e che però nella pratica concedevano agli inquilini stessi diritti limitati o nulli. Sostanzialmente, sempre secondo gli inquilini difesi dall’avvocato Vincenzo Perticaro, l’inserimento in cooperativa si sarebbe rivelato un modo per truffare i cittadini deprivandoli dei loro diritti.

In soccorso delle coop sarebbe venuto il Campidoglio; con un parere del 2002 il IX Dipartimento “Edilizia Residenziale Pubblica” guidato allora dall’ing. Marcello Andreangeli (poi indagato per il suo comportamento alla guida proprio del dipartimento) aveva affermato che per le cooperative non si applicavano i criteri del Prezzo Massimo di Cessione: siccome, scrive il comune, le case erano realizzate da “cooperative di abitazione” che avevano il fine, poi, di assegnare i lotti abitativi, non si sarebbero dovute applicare in toto le previsioni di legge previste per venditori privati. Così il costruttore sarebbe stato legittimato a chiedere agli inquilini più soldi: e così ha confermato anche il Tribunale Civile, dando torto agli inquilini, con un ricorso che è arrivato fino in Cassazione dove si è formato un giudicato sfavorevole ai cittadini e in favore dei costruttori.

Lo afferma uno dei commentatori, inquilino del PdZ di Tor Vergata, in calce a questo articolo di Roma Today. 

 La Cooperativa ci ha escluso da soci per morosità per non aver saldato importi richiesti al termine dei lavori, eccedenti il Prezzo Massimo di Cessione imposto dalla Legge. Tale esclusione “improria” poichè sarebbe dovuta “eventualmente” essere richiesta al C.E.R. (Comitato di Edilizia Residenziale) della Regione Lazio, è stata avallata dal Tribunale Civile di Roma che non entrando nel merito, si è rifatto su una nota dell’ex IX Dipartimento del Comune di Roma che dichiarò che a noi (pochi) oppositori non si applica il Prezzo Massimo di Cessione“

Proprio per la presenza di questa sentenza il piano di Zona di Tor Vergata fa eccezione anche nel panorama della vertenza cittadina sui PdZ, che da qualche anno ha assunto dimensioni quasi deflagranti: gli inquilini hanno perso in tribunale; dunque, anche se in generale avessero ragione, sarebbe difficile per loro evitare lo sfratto.

Polemiche e sfratti

Secondo gli inquilini una strada esiste, ed è quella che il Dipartimento Urbanistica guidato dall’assessore Paolo Berdini ha iniziato a percorrere. Questo perché, in maniera anche abbastanza esplicita, al cambio del titolare del Dipartimento il Comune di Roma ha fatto marcia indietro e in una missiva specifica inviata dagli inquilini del PdZ Tor Vergata, il nuovo capo Dipartimento ha risposto in maniera altrettanto specifica.

Con particolare riferimento alla materia dei prezzi massimi di cessione è importante chiarire, contrariamente a quanto asserito nella nota del 11.11.2002, sono assoggettati al rispetto del prezzo stabilito in convenzione (prezzo massimo di cessione, da allegarsi in tutti gli atti notarili di compravendita, sia gli interventi realizzati da società/imprese di costruzione, sia da cooperative edilizie.
Ing.Angela Musumeci, 7-11-2016

C’è di più: trattandosi di una norma nazionale, la questione dei Piani di Zona ha dato molto da lavorare ai tribunali italiani, tanto da spingere questo studio notarile a dare alcune spiegazioni molto puntuali e consigli ai suoi clienti laddove dovessero decidere di acquistare un’immobile realizzato in un PdZ; c’è una sentenza del 2015 della Cassazione che chiude un ulteriore punto piuttosto controverso.

Il 16 settembre 2015 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno depositato in cancelleria la decisione in merito alla remissione della controversia di cui sopra. La decisione conferma l’orientamento già espresso dal Tribunale Civile di Roma in data 2 maggio 2014  ( e sopra descritto) affermando che il vincolo del prezzo massimo di cessione debba essere rispettato anche per le cessioni dell’immobile successive alla prima.
Notaio Biffi

Dunque non solo il prezzo massimo di cessione va rispettato per eventuali migliorie tecniche effettuate dal costruttore, ma anche per vendite successive alla prima.

Indagini e revoche

Grazie alle pressioni dei cittadini sotto minaccia di sfratto la giunta di Virginia Raggi ha messo attenzione alla vertenza PdZ; già nell’ottobre dello scorso anno Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica, aveva annunciato la partenza dell’iter da parte del Comune.

Un’azione tardiva, secondo i legali degli inquilini. I Piani di Zona sono recentemente tornati al centro della discussione cittadina quando una settimana fa sono stati sequestrati alcuni immobili realizzati in PdZ a Monte Stallonara; Roberta Lombardi, avversaria storica della sindaca a Cinque Stelle Virginia Raggi, segue da anni la vicenda dei PdZ e si è intestata parte dell’azione della procura allegando una sua personale denuncia alle forze dell’ordine.

Gli inquilini dei Piani di Zona hanno sostenuto in massa il Movimento Cinque Stelle alle ultime elezioni comunali; hanno anche eletto nelle liste pentastellate un’esponente particolarmente vicina alle lotte dei PdZ, Simona Ficcardi, che qui vediamo al momento della presentazione della sua candidatura parlare proprio del PdZ Castelverde.

Che la situazione dei PdZ stesse deragliando era già chiaro ai tempi della giunta Marino, con l’assessore Giovanni Caudo che sul punto aveva preso alcuni impegni specifici.

Se i piani di zona sono storicamente “una giungla”, il Campidoglio è al lavoro “per la difesa dei diritti dei cittadini – che accedono ai programmi di edilizia agevolata – e dell’interesse pubblico, in primo luogo collaborando appieno con la Procura, a cominciare dalla consegna degli atti, quando in essi si riscontrino elementi che suscitano dubbi o presunte irregolarità”. (…) Al momento 36 operatori “hanno dichiarato di avere approvato o rettificato il prezzo massimo di cessione definito a giugno 2013” (gli uffici stanno verificando). Per chi non ha adeguato i prezzi si sta predisponendo la delibera con le sanzioni previste (art. 14 convenzione ex delibera n. 173/2005). Si può arrivare fino alla revoca delle concessioni edilizie.
Giovanni Caudo, settembre 2015

La revoca della Concessione edilizia è esattamente quel che chiedono gli inquilini dei Piani di Zona di Tor Vergata: il quadro legale molto confuso ha consentito agli immobiliaristi di chiedere cifre che sono state poi giudicate, da successive pronunce, non dovute; intanto però, sulla base del quadro legale precedente, era stata emessa la sentenza, diventata definitiva, che consente ai proprietari di procedere a sfratto. Se il Comune però revocasse la concessione edilizia ai soggetti proprietari, si potrebbe aprire la strada della revoca della sentenza o, quantomeno, di una sua sospensione urgente in via cautelare: e gli inquilini manterrebbero così la loro abitazione.

L’assessore Paolo Berdini ha dato notizia subito prima del weekend di aver avviato l’iter per la revoca della Concessione Edilizia alla Coop. San Paolo.

L’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Paolo Berdini, ha avviato oggi il procedimento di revoca della convenzione per la concessione del diritto di superficie del Piano di Zona Tor Vergata D3/Comparto K3, sottoscritta da Roma Capitale e la società cooperativa Edilizia Lega San Paolo Auto. Lo comunica il Campidoglio con una nota. La conclusione dell’iter procedurale comporterà il rientro degli immobili in oggetto nel pieno possesso dell’amministrazione capitolina. Del provvedimento – conclude il Campidoglio – sono state informate le Autorità amministrative e giudiziarie competenti.
Aska News, 20 gennaio

Ma non è chiaro se i tempi così stretti consentiranno di evitare gli sfratti: l’ufficiale giudiziario è atteso per il 23 gennaio a partire dalle 7 del mattino a Tor Vergata; potrebbe presentarsi, se così deciderà la Questura, accompagnato dalla Forza Pubblica; l’avvocato Vincenzo Perticaro, contattato, afferma che l’assessorato guidato da Paolo Berdini avrebbe potuto presentare, tramite l’avvocatura del Campidoglio, una istanza per la sospensione cautelare dell’esecuzione degli sfratti vista l’intenzione di procedere a revoca della concessione edilizia: “Strada che non è stata intrapresa dall’avvocatura del Campidoglio”, precisa Perticaro.

Copertina: Google Maps