Occorre persuadere molti che lo studio è un mestiere, e molto faticoso. E' un abito acquisito con lo sforzo. (A. Gramsci)
27 Maggio 2020

Oltre le linee nemiche

Quelli bravi bravi, quando aprono, tipo, un nuovo ciclo, fanno una sorta di “manifesto ideale” che spieghi cosa sta per accadere. Io non so se sono bravo, però un paio di cose penso sia giusto dirle.

Oltre le linee nemiche

Dunque, dove eravamo rimasti? Mi pare all’ultimo intervento che mi venne di scrivere su Lungoibordi, il blog collettivo gestito da persone conosciute, amiche, benintenzionate. Capodanno 2017, mi pare fosse, e direi che un po’ di strada sotto i piedi ce la siamo messa. Ora mi sento un po’ più pronto per ricominciare a dire qualche cosa– e allora, penso che valga la pena fare alcune premesse di natura personale, dedicate all’imponente fanbase che di certo le attendeva. Direi tre.

Primo. Il mestiere dello scrivere per me è funzione pubblica. Questo significa che non serve essere scrittori, o giornalisti, o assemblatori di parole con qualifica per esercitarla; secondo, che chiunque scriva dovrebbe cercare, io credo, di nascondersi il meno possibile. Inizio dunque questo nuovo giro confessando di aver cambiato idea: su molte cose, su alcune cruciali in particolare e su alcune posizioni politiche.

Cioè, nel senso, se qualcuno (ma chi, poi?) andasse a rileggersi delle cose mie vecchie – tipo alcune che scrivevo su spazi ormai antichi – troverebbe delle differenze belle grosse rispetto a quel che sarà pubblicato sullo Zaino Verde. Ed è così, in effetti: in questi anni ho letto parecchio, ho scartato alcune idee e confermo invece molte cose che scrivevo all’alba del 2017. In grossa sintesi per me il punto è questo, poi per chi vuole approfondiamo in altra sede: il capitalismo non è riformabile. Dice, e che c’entra? C’entra, e c’entra tutto. Questa è una frase per me imponente, che si porta dietro tutta una serie di conseguenze; alcune di esse si trasformeranno in storie e in ogni caso questo presupposto colorerà tutto ciò che si potrà leggere su queste pagine. Nei modi e nelle forme che di volta in volta vedremo.

Secondo e connesso al primo: i brillantini e i coriandoli sono purtroppo esauriti. I miei precedenti anni di scrittura, per chi li ha seguiti, sono stati, penso, permeati da un’atmosfera palpabile di positività: “dai raga, ce la possiamo fare”. In questo nuovo giro – e mi scuserete se lo vivo come una piccola liberazione personale – si lascerà invece molto più spazio allo scorrere della storia e, nel mezzo di questa, allo scegliere una parte fra quelle in causa.

Lo Zaino Verde viaggia e continua a farlo in compagnia di chi vorrà starci; però, e senza la pretesa di imporre niente, il punto di vista proverà ad essere sempre ben ancorato e posizionato: al fianco dei lavoratori, degli intellettuali, della realtà. Che significa questo?

Significa per esempio quel che diceva Gianni Rodari: “Io considero mio committente il movimento operaio e democratico più che il mio editore”. Per esempio, significa parlare con alcuni e non con altri, di alcuni e non di altri. Significa che non sento più la responsabilità dell’equidistanza e della moderazione, dello spargere un conforto posticcio; mi urge molto di più, invece, l’idea di mostrare alcuni nodi irrisolti, contraddizioni, questioni aperte che non sono ricucibili con qualche parola di cortesia. Mi interessa molto di più «analizzare la questione nella maggiore libertà possibile, con l’unico intento di avvicinarsi sempre di più alla realtà delle cose».– e qui cito, ringraziando di cuore, qualcuno che ha potuto leggere i primi materiali in anticipo.

Al terzo punto mettiamo lo stile di lavoro e la voglia di impacchettare ogni scritto in una forma godibile. A chi era affezionato alle cronache della politica romana o all’attualità comunico che qui non ne troverà – gli strumenti per quello sono altrove e forse altri ne appariranno. Dietro allo Zaino Verde c’è innanzitutto una piccola squadra a cui va il mio grazie; e c’è un lungo pensiero di struttura, cioè un modo di presentare i contenuti che spero possa piacere. L’abbiamo elaborato in più anni e più riunioni e l’abbiamo fondato su cicli, stagioni, puntate: immagino possa non suonare come un modello nuovo e in effetti, insieme all’agile gruppetto, puntavamo proprio a fornire un’atmosfera che fosse il più possibile familiare. E’ fra l’altro probabile che le cose qui arriveranno senza fretta, ché non ho per nulla: non inseguirò agende scritte da altri e, avendola abitata per molti anni, non avrò alcuna cura di quella che viene chiamata la “media logic”: per quello che vale, ho chiesto al webmaster di non comunicarmi mai le statistiche delle visite. .

Di natura non sono mai stato una persona conflittuale, anche se poi ho scoperto che, semplicemente, mi mancavano gli strumenti per prendere una parte dentro a un conflitto. Ora, non è che le cose siano del tutto cambiate, ma qualche risorsa in più io penso che ce l’abbiamo.