On s'engage, et puis ... on voit. (Napoleone, citato da V. Lenin)
14 Aprile 2020

Non farla semplice

Mentre tutto il mondo rimaneva chiuso in casa, socialmente contenuto dall’emergenza Covid, nella notte di Pasqua quattro barche di migranti arrivano a Lampedusa. Da alcuni mesi intervistavo lavoratori, intellettuali, facevo ricerche su queste storie per comprendere, al di là di ogni propaganda, quale fosse e sia la realtà del fenomeno d’epoca che abbiamo chiamato migrazioni.

C’è una strada che porta a un quartiere di Roma Sud, molto noto, celebre; da qualche tempo è chiusa, nel senso che se ci entri poi puoi solo fare marcia indietro: lì, in una assolata mattina, durante le vacanze di Natale 2019, mi ha dato appuntamento la persona le cui parole ho qui riportato. E’ un lavoratore del sistema statale dell’accoglienza e dello smistamento dei migranti; ha accettato di parlarmi solo sotto stretto vincolo di anonimato, perché, come è noto, agli impiegati statali non è concesso parlare. A lui ho chiesto cosa volesse dire, nella sua concretezza quotidiana, l’immigrazione – quella storia grossa che abbiamo letto e che leggeremo ancora sui giornali.

Non farla semplice

Il supplì

  • “Ancora queste cose? Basta, sempre a parlare dei migranti”:  bè, in effetti, l’idea era proprio quella di riprendere tutto quando l’attenzione fosse andata altrove. Poi un ragazzo nero è morto a Minneapolis, ma io allora certo non potevo saperlo.
  • E così sono andato ad intervistare un lavoratore, sedendomi con lui senza intermediari. Il punto di vista di chi è dentro le cose, di chi le fa muovere e funzionare, è quello che mi interessa e da cui d’ora in poi proverò, quando possibile, a partire.
  • Nel 1987 Thomas Sankara, intellettuale e marxista africano, disse che “le masse popolari in Europa non sono contro quelle in Africa”. Gli ho chiesto se si trovasse d’accordo. Lui mi ha risposto di sì; ma che, per spiegarmi bene in che senso, aveva prima bisogno di raccontarmi cosa volesse dire lavorare nel sistema dell’immigrazione.

« Sarà un luogo comune, ma quel che accade nelle migrazioni è un fenomeno molto più complesso di come viene rappresentato. Ad esempio una cosa che non si sa è che da tre-quattro mesi, nelle commissioni per il diritto d’asilo, il fenomeno nuovo si chiama “El Salvador”: c’è un picco degli ingressi da paesi centroamericani, sarà la prossima storia di cui parleremo. O forse no, perché non sono migranti che arrivano sui barconi, parliamo di persone che arrivano comodamente in aereo. Se ci concentriamo sull’Africa, sì, è evidente che ultimamente ci sono meno sbarchi: se parliamo di sbarchi ufficiali, se parliamo di grandi navi con decine di persone.

Perchè se parliamo, invece, del gommoncino che a qualsiasi ora arriva a Lampedusa con sopra trenta persone, è evidente che nessuno potrà mai contare queste persone, è evidente che parliamo di gente invisibile che tu non calcoli e che non potrai mai calcolare. Poi c’è un terzo fronte dell’immigrazione, di cui ancora una volta poco si parla, e sono gli arrivi da Pakistan e dal Bangladesh che approdano in Puglia, con scafisti perlopiù ucraini, o che risalgono la rotta balcanica. Sono quelli che danno pensiero ad alcuni noti leader della destra europea, o ad alcuni governatori italiani che parlavano di fare muri con la Slovenia: non se n’è fatto niente ovviamente. Insieme a loro si aggregano alcuni africani che così possono evitare di passare dal punto di scambio libico.

Volendo sintetizzare il fenomeno, direi che ci sono dei pezzi di mondo – Africa Subsahariana, alcune parti del centro Asia – che stanno conoscendo dei momenti di semibenessere. Ciò consente ad alcuni in queste zone di guardare al di là del proprio giardino. Parliamo di paesi in cui la vita va un po’ meglio e c’è chi può pensare di potersi permettere di fare un viaggio del genere – o anche solo, per dire, un telefonino in grado di farlo rimanere in contatto con casa. Sono questioni che iniziano ad essere note: uno che sta veramente disperato non va via di casa, anche solo perché in situazioni di estrema povertà si toglie un paio di braccia, è uno dei pochi che può aiutare a lavorare, eccetera.

A meno che non sia vittima di tratta, ma parliamo di fenomeni che coinvolgono spesso principalmente donne e da alcune determinate aree geografiche. I trafficanti, gli uomini del mare, gli scafisti… nel senso, devi andarli a cercare. Non è che ci sono gli scafisti che vanno in giro per villaggi a fare le retate: per partire, ti devi attivare, devi chiedere, prendere appuntamenti, pagare. Ci vogliono soldi e tempo e se muori di fame non hai né quelli né questo. Il 90% di quelli che partono e che arrivano dall’Africa cercano cose abbastanza semplici: un lavoro e servizi efficienti, o probabilmente più efficienti dell’uomo medicina del villaggio, insomma banalmente un ospedale» .


Un tweet dell’Unhcr ci ricorda che mentre l’Europa è funestata
dal Coronavirus, sfortunatamente le morti in mare non si fermano
.


« È importante dire che la normativa italiana sull’immigrazione a oggi è una delle più rigorose. Diciamo pure che, da quando è in vigore la Bossi – Fini, è sostanzialmente impossibile entrare in maniera legale in Italia attraverso un canale ordinario: è una legge estremamente esigente, devi avere il cosiddetto “sponsor”, il datore di lavoro disposto a impiegarti, e anche lì serve tutta una trafila burocratica molto lunga e complicata che non fa nessuno: nemmeno chi ha lo sponsor riesce ad utilizzare questo canale. La maggior parte delle persone che arrivano in Italia scelgono di chiedere asilo politico. Questo ovviamente non significa che ne abbiano diritto, significa che in base al principio di non respingimento l’Italia, che giustamente è parte della comunità internazionale, non può rifiutarsi di identificare chi bussa alla sua porta.

Per verificare i presupposti dell’asilo politico si innesca una procedura che nel migliore dei casi dura due anni, due anni e mezzo, perché tu devi venire sentito dalla commissione che deve accertare…eccetera. Lo status di persona in attesa di accertamento sull’asilo politico è uno stato riconosciuto dalla legge: in attesa di questo giudizio ti viene consegnato un permesso di soggiorno ed ecco che tu per tutto il tempo della procedura hai diritto di attenderne l’esito in Italia.

Ti trovi una casa, se hai bisogno vai in ospedale, e tutto ciò che ne consegue. Il problema è che ad oggi questa casistica è incredibilmente dilatata perché non c’è un modo legale alternativo per entrare in Italia; e anche se il procedimento per la richiesta di asilo finisce con un rigetto, non è che la persona viene espulsa automaticamente: invece, per così dire, “diventa possibile che in futuro venga espulsa”. Se la pubblica autorità incrocia una di queste persone, gli viene consegnato il foglio di via: ma ancora una volta, non è che a quel punto viene caricato su un aereo e parte. La questione, come diceva quello, è un filo più complessa».

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Qui a destra, soprattutto se leggi da dispositivo mobile, trovi delle piccole icone e degli spazi aggiuntivi: noi li chiamiamo metacontenuti. Ci sono informazioni in più, le storie dei protagonisti e altre cose interessanti da sapere per inquadrare la puntata: sarebbe, “il contesto“. Provali mentre leggi, qui ne siamo molto convinti.